Giovanni il Battista. La mia anima esulta nel mio Dio

Domenica 17 dicembre, III di Avvento
(Is 61,1-2.10-11; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28)

47vangeloDue versetti, incastonati nel famoso prologo dell’evangelista Giovanni, ci presentano l’uomo che Dio ha inviato per dare testimonianza alla luce, alla parola. Questo uomo è Giovanni il Battista. Luca, nel suo vangelo, ci offre indicazioni che ci permettono di conoscere meglio questo personaggio. Come molte nascite straordinarie, il concepimento del Battista avviene quando i suoi erano molto anziani per divenire genitori. Il compito di trovare il nome per il figlio era demandato al padre.
Zaccaria aveva deciso di dare il proprio nome al nascituro, ma non poteva comunicare la propria decisione perché, improvvisamente, era diventato muto. Solo quando decide di dare nome Giovanni al proprio figlio, gli torna la parola. Il nome Zaccaria contiene, in aramaico, il verbo “ricordare”; comporta quindi uno sguardo al passato. Giovanni invece significa “Dio è amore” e riguarda il presente, con lo sguardo sul futuro. Gesù è venuto a portare all’umanità l’amore vissuto fino in fondo. Tutto ciò che appartiene al ricordo, se non è amore, o è dannoso o è inutile.
A differenza dei sinottici, l’evangelista Giovanni ci presenta il Battista come testimone. Infatti è lui che riconosce Gesù quale luce che viene ad illuminare il mondo e ce lo indica quale “agnello di Dio”. Il simbolo dell’agnello, segno di mansuetudine e di dono sacrificale si oppone a quello delle belve (tutto ciò che non è ancora umano) che razziano tutto per sé. Questa è la sua testimonianza.
Lungo le rive del Giordano, Giovanni battezza molte persone pentite dei propri peccati. Sacerdoti e leviti, preoccupati della ortodossia, inviano dei loro rappresentanti per conoscere la situazione. Da alcuni secoli ormai si attendeva il Messia o almeno un suo precursore.
Detto personaggio avrebbe potuto essere Elia, rapito in carne ed ossa al cielo in un carro di fuoco, oppure il profeta che Mosè aveva promesso. Quando sacerdoti e leviti gli pongono la domanda, Giovanni risponde di non essere né il Messia, né Elia e neppure il profeta. A quel punto gli chiedono con quale autorità battezzasse e chi fosse veramente. Lui dichiara di essere voce. Sant’Agostino ci suggerisce una bella spiegazione circa la differenza tra la parola Gesù e la voce rappresentata dal Battista.
Agostino dice che la differenza è chiara. La voce è il suono , quello che io sto emettendo adesso: emetto un suono che ha un significato. Il suono, la voce, è destinato a scomparire perché appena io ho pronunciato il suono questo scompare. Se i suoni rimanessero, verrebbe subito una grande confusione. Bisogna che il suono passi perché io sia arricchito dal messaggio che è veicolato dal suono. Se non rimane la parola io ho parlato per niente, se passa il suono la parola può rimanere, se rimane la parola il suono ha compiuto la sua funzione, il suo servizio.
Questa distinzione ci offre, in profondità, l’identità del Battista. Offre anche a noi lo spunto per comprendere in quale modo, ancor oggi, si debba fare testimonianza: essere al servizio della parola usando la voce. Questa può contenere sia parola che gesti.

Pier Angelo Sordi