Io sono la via, la verità e la vita

Domenica 3 maggio – Quinta di Pasqua
At 6,1-7 1Pt 2,4-9 Gv 14,1-12)

Non sia turbato il vostro cuore, … nella casa di mio Padre ci sono molte dimore. A volte ci capita di chiederci se ci sarà un posto per noi quando consideriamo tutte le nostre infedeltà, e soprattutto l’impotenza a causa della nostra fragilità e arriviamo alla conclusione che molti più bravi di noi ci precederanno nel regno di Dio e così potremmo rimanere fuori.
Ma per fortuna Gesù ci dice che nella casa del Padre ci sono abbastanza posti per tutti. E per andarci, per ritrovare il sentiero, non dobbiamo cercare altrove, perché è Lui stesso il sentiero, la via e la verità. Chi mi ha visto ha visto il Padre.
Gesù ci rassicura che lo scopo della nostra vita, l’unione con la fonte della felicità, non è impossibile e nemmeno tanto difficile. La promessa che il Suo amore è infinito che la Sua misericordia raggiunge tutti è vera, non è una finzione.
Se il ladro ha trovato posto nella Sua casa, se colui che l’ha rinegato è diventato il capo della Sua missione, se l’assassino dei Suoi seguaci è divenuto il Suo braccio forte per raggiugere gli infedeli e fu rapito al terzo cielo, non possiamo dubitare della Sua misericordia.
Attenzione, sia chiaro che non è la nostra conversione, il nostro sforzo a farci accadere alla Sua misericordia, bensì la gratuità del Suo amore, anche se la conversione è importante per vivere i benefici della Sua misericordia ed entrare pienamente in quella condizione di libertà che ci offre, Abbiate fiducia, se non credete in me credete almeno alle mie opere.
Ecco, qui Gesù sa che nella fragilità umana verranno quei momenti in cui verrà meno la fede nella Sua persona, la fede vacilla nel Figlio di Dio che si è fatto uomo, e si è abbandonato nelle mani degli uomini e spesso sembra assente di fronte a palesi ingiustizie e sofferenze esistenziali della vita.
Lui allora ci chiede di fidarci almeno delle Sue opere, e quindi di fare attenzione alla Sua presenza perché la realtà empirica limitata e finita nella sua brutalità o no, è un ostacolo all’invisibile, per noi che siamo corpo e spirito. Giacché il corpo è debole ma lo spirito è forte.
L’esortazione che Gesù ci rivolge in questa domenica è quella di riuscire a non più considerare la vita come una fregatura tanto da non più avere fiducia in Dio e nelle persone, ma di spezzare quella catena di morte, di sopravvivenza e lasciare che l’amore di Dio ci possieda. (2Cor 5, 14).

don Jules Ganlaky