Domenica 23 febbraio – VII del Tempo Ordinario
(1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23; 1Cor 15,45-49; Lc 6,27-38)
Al discorso sulle beatitudini Gesù aggiunge alcune regole comportamentali riguardanti la vita interna tra i suoi discepoli. La regola di base non è l’osservanza di una legge, ma l’imitazione della misericordia di Dio: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”.
Nel passo parallelo del vangelo secondo Matteo si dice: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). Essere perfetti significa essere misericordiosi come il Padre, perché la misericordia è il nome stesso di Dio.
1. Siate misericordiosi. La misericordia e la perfezione di Dio certamente sono ideali troppo sublimi che non si possono realizzare su questa terra, ma sono il punto di riferimento a cui tendere con tutta la vita. La misericordia è il volto con il quale Dio si è manifestato prima nell’Antica Alleanza e poi pienamente in Gesù Cristo, il quale ci rivela che “Dio è amore” (1Gv 4,8.16).
Questo amore è diventato visibile e tangibile nella vita di Gesù e i segni che egli ha compiuto, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione.
2. Amate i vostri nemici. Il nostro rapporto di amicizia con Dio si trasforma nella consapevolezza che non siamo soli al mondo, e che quindi dobbiamo programmare la nostra esistenza condividendo “gioie e speranze, fatiche e dolori” con le persone che incontriamo.
L’esperienza della divina misericordia ci trasforma e ci rinnova, riempie di gusto e di senso la nostra vita affinché possiamo condividere con il prossimo i benefici ricevuti. La nostra carità è comunione con coloro che vivono accanto a noi, è conseguenza della generosità evangelica, non è frutto di calcolo o di speculazione.
È molto più della tolleranza, la quale si può sembrare sopportazione più che riconoscimento della dignità dell’altro. La misericordia divina, accolta e vissuta nella comunità, ci spinge a soccorrere i vicini con opere di carità individuali e comunitarie, e a promuovere azioni di pace tra popoli diversi per cultura e religione. Non dimentichiamo però che la beneficenza si fa con risorse proprie, non con quelle della Chiesa o dello Stato.
3. Perdonate e sarete perdonati. La comprensione ricevuta si ripercuote necessariamente sul prossimo, ma come la misericordia di Dio non si realizza senza il perdono, così anche la nostra vita nella Chiesa, in famiglia e nella società non è possibile senza il perdono.
La misericordia senza perdono non ha senso; potrebbe anche sembrare indifferenza. Potrebbe perfino essere fraintesa, e colui che ne è beneficiario potrebbe pensare che gli è andata bene, non imparando nulla dai suoi errori.
Il perdono non è un pio sentimento, ma una decisione; è frutto di misericordia e di giustizia, è applicare agli altri quello che Dio fa con noi: “Perdonate, e sarete perdonati” (Lc 6,37).
† Alberto



