Cinquant’anni fa, nella primavera del 1975, si completavano le due grandi opere, vere e proprie sfide per tecnici, imprese e operai

Mentre si avvicina il 50° anniversario dell’apertura dell’intero tracciato dell’Autocamionale della Cisa (24 maggio 1975), in questo periodo, cinquant’anni fa, si stavano ultimando le opere più complesse previste dal progetto lungo i poco più di cento chilometri dell’itinerario autostradale fra Parma e La Spezia.
Già nell’estate del 1974 si erano conclusi i lavori per il viadotto di Roccaprebalza nel territorio di Berceto, mentre si dovette attendere la primavera del 1975 per l’ultimazione di quello sul torrente Verde, a monte di Pontremoli.
Due grandi opere che si sono dimostrate vere e proprie sfide per i tecnici del tempo, a confronto con le difficili situazioni geomorfologiche del terreno e di stabilità dei versanti ma anche con i limiti di alcune delle attrezzature impiegate. Situazioni che hanno richiesto inventiva e la ricerca di soluzioni innovative, ma anche grandi investimenti nei decenni che sono seguiti per migliore il tracciato e renderlo più sicuro.

Il viadotto di Roccaprebalza, nel versante parmense, fra gli abitati di Berceto e di Ghiare, era diventato famoso in tutto il mondo per la sua inconsueta struttura a due piani, con le carreggiate sovrapposte anziché affiancate. Una soluzione adottata anche in altre realtà in diversi continenti; per la A15 un’idea che risaliva alla fine degli anni Cinquanta e dovuta all’ing. Camillo Antonucci, dirigente dell’amministrazione provinciale di Parma e fra i progettisti dell’Autocamionale della Cisa, scomparso prematuramente nel 1961.
Al momento della sua realizzazione era il ponte a due piani più alto del mondo con i suoi 100 metri di altezza dal suolo nella profonda valle del Rio di Roccaprebalza, in un’area difficile, con opere iniziate, poi interrotte, sostituite e poi riprese a distanza di molti anni. Venti anni fa, all’interno di un importante piano per rendere più lineare il percorso della A15 e affrontare alcune criticità per mettere il tracciato al sicuro da movimenti franosi, è stato infatti avviato il progetto di ristrutturazione del manufatto.
Fra il 2003 e il 2009, infatti, il grande viadotto a due piani è stato privato di quello superiore, innalzate nuove pile e gettate lunghi travi poco più a monte, per un percorso più rettilineo: da allora il tutto si presenta su due carreggiate separate che utilizzano le due gallerie che nei primi anni della realizzazione dell’Autocamionale erano state abbandonate; un improvviso movimento franoso, infatti, aveva richiesto la sospensione dei lavori e la ricerca di soluzioni alternative.

Anche portare a termine il viadotto sul Verde, pochi chilometri a monte di Pontremoli, si è rivelata un’impresa: è stata questa l’ultima grande opera conclusa, senza la quale non era possibile l’apertura al traffico dell’intero tracciato.
I lavori si conclusero in ritardo a causa del grave incidente verificatosi nel cantiere del viadotto: durante il varo di un lungo trave in cemento fra due pile al centro della valle questo si spezzò, rimanendo pericolosamente sospeso a 150 metri di altezza.
La riprogettazione e la scelta di utilizzare travi in scatolari in ferro risolse il problema e finalmente, sabato 24 maggio 1975, i primi automezzi poterono muoversi tra i due estremi del tracciato: i caselli di Parma Ovest e di Santo Stefano Magra per La Spezia.

Ne era passato di tempo dall’avvio dei cantieri; i primi lavori erano stati appaltati nel 1961 e riguardavano i due lotti tra Fornovo e Ghiare di Berceto (19,7 km) e fra Ghiare di Berceto e l’imbocco nord galleria di valico (13,7 km). Il 2 agosto del 1969 venne aperto il primo tratto, quello tra Fornovo e Selva del Bocchetto (11,4 km), mentre l’anno successivo entrarono in esercizio i due tratti del tracciato fra l’Autosole e Ghiare di Berceto passando per Fornovo.
A sud dell’Appennino fra Pontremoli e Santo Stefano Magra l’autostrada venne inaugurata il 14 maggio 1972; quaranta giorni dopo fu ultimata anche la galleria di valico: per la prima volta auto e camion evitarono di salire ai 1041 metri del Passo della Cisa e i numerosi tornanti lungo la Statale 62 grazie all’apertura del tratto fra il Tugo e Montelungo dove molti ricordano la presenza dei caselli provvisori per la riscossione del pedaggio.
Paolo Bissoli



