Interventi senza precedenti per il sostegno all’economia nella crisi da coronavirus

Ancora nessuna certezza per la fine del  “coprifuoco” né per la conclusione dell’anno scolastico

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il ministro all'Economia, Roberto Gualtieri
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il ministro all’Economia, Roberto Gualtieri

Dalla grande confusione che ha caratterizzato tutta questa prima fase di emergenza legata alla diffusione pandemica del coronavirus – anche se non è il momento di cercare capri espiatori, bisogna pure ammettere che il fenomeno ci ha colti impreparati: tutti solidali con Johnson, ma quante volte si sarà pentito delle sue stupide dichiarazioni sull’immunità di gregge acquisita? – stanno emergendo, proprio in questi giorni, alcuni elementi di chiarezza, se non di certezza.
Senza voler fare analisi particolarmente approfondite, almeno per quanto riguarda l’Italia sembra di poter individuare tre filoni sui quali si sta lavorando e si dovrà lavorare senza esitazioni nelle prossime settimane.
Il primo riguarda l’aspetto sanitario.
Non sappiamo – e speriamo di sì – se le buone notizie di questi ultimi giorni del calo delle percentuali di crescita delle infezioni da coronavirus saranno confermate perché, fino ad oggi, la situazione si è evoluta in modo molto discontinuo. Se quelle conferme dovessero esserci, però, non per questo potremo chiamarci fuori dall’epidemia da coronavirus. Sia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il commissario straordinario Domenico Arcuri, infatti, hanno ribadito anche martedì 7 aprile la necessità di non farsi prendere dall’euforia del “liberi tutti”.
15vignetta“Saremmo i più felici – ha dichiarato Conte – se potessimo allentare qualche misura il prima possibile, ma dire una data oggi significa anticipare una cosa priva di fondamento”. Inoltre, ha ribadito che “sicuramente dovremo mantenere le distanze e continuare a fare sacrifici ancora per un po’… sia per quanto riguarda camminare per strada, sia per quanto riguarda i mezzi di trasporto o per spostarsi in luoghi di lavoro”. Duro ed esplicito Arcuri: “Non siamo a pochi passi dall’uscita dall’emergenza, non siamo a pochi passi da un’ipotetica ‘ora x’ che ci riporterà alla situazione di prima… non commettiamo errori proprio ora”.
Ancora maggiori, se possibile, le difficoltà nelle decisioni sul fronte economico. Un campo di una vastità immensa perché lo sguardo del governo in questo caso deve comprendere realtà totalmente dissimili tra loro: si va dalle famiglie in difficoltà al piccolo artigiano o commerciante, al titolare di partita Iva, alla piccole e medie imprese fino alle grandi aziende che decidono il tono dell’andamento dei conti dell’intero Paese. Al termine del Consiglio dei ministri del 6 aprile, parlando del provvedimento emerso da quella seduta, Conte ha riferito di “intervento poderoso” a favore delle aziende e di una “potenza di fuoco da 400 miliardi”.
Gualtieri lo ha poi definito un “intervento senza precedenti”, spiegando che i prestiti alle piccole e medie imprese fino a 25mila euro godranno di garanzia pubblica al 100% e saranno erogati senza bisogno di istruttoria. Quelli fino a 800mila euro avranno la garanzia al 90% e una possibile garanzia aggiuntiva sul restante 10% da parte di Confidi.

La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina
La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina

Queste misure, valutate in modo positivo dagli interessati, sono il frutto delle trattative portate a termine tra le varie componenti del governo. Importante anche la decisione di estendere lo strumento del “golden power” a tutte le imprese che svolgono una qualche attività di rilievo strategico – settori come quello finanziario, energia, trasporti, acqua, sicurezza alimentare, sicurezza informatica, salute, agricoltura – per bloccare eventuali scalate ostili da parte di società estere.
Sarà esteso anche alle banche e alle assicurazioni, potrà riguardare anche le piccole e medie imprese e sarà applicato pure alle operazioni all’interno dell’Ue.
Infine la scuola. Anche in questo campo poche sono le certezze; più che altro si è giunti alla non facile definizione delle alternative possibili in base all’evoluzione dell’epidemia da coronavirus. La data-simbolo è ormai indicata nel 18 maggio, termine ultimo per decidere le modalità di svolgimento dell’Esame di Maturità. Due le condizioni poste: si torna a scuola entro quella data, si chiude l’anno restando a casa.
Nel primo caso, l’esame avrebbe luogo nei vari istituti con le modifiche già previste: soli membri interni in commissione e presidente esterno; tema di Italiano uguale per tutti su tracce indicate dal Ministero, seconda prova scritta, diversa per indirizzo e predisposta dalle commissioni. Fin qui siamo nel limbo dell’esercitazione pratica di burocrazia. Se, come è più probabile anche senza voler fare i catastrofisti, le scuole non dovessero riaprire, la Maturità consisterebbe soltanto in un esame orale, in modalità online o in presenza con convocazioni a piccoli gruppi. Gli esami di Terza media, invece, in questo caso sarebbero sostituiti da una valutazione finale del consiglio di classe, integrata da una tesina.
Quanto agli scrutini per la semplice ammissione alla classe successiva o agli Esami di Stato: tutti ammessi, ma con voti veri, quindi anche con insufficienze che saranno recuperate in seguito. E qui si apre un ulteriore interrogativo: a settembre, tutti a scuola o si continua con le lezioni a distanza? Ma di quello sarà meglio parlare con maggior cognizione di causa!

Antonio Ricci