L’acqua viva che disseta

Domenica 8 marzo – Terza di Quaresima
(Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42)

A chi o a cosa chiediamo la vita? Gli Israeliti chiedono a Mosè l’acqua da bere. Si può capire perché lo fanno, loro hanno visto che Mosè ha colpito pesantemente l’Egitto e non riescono a risalire a chi ha dato il potere a Mosè di farlo. Chiedono l’acqua a qualcuno che viene salvato dalle acque. La liturgia di questa terza domenica di quaresima ci permette di continuare la nostra strada di purificazione, di spoliazione.
Siamo invitati oggi a non più rivolgerci o meglio a non fare dipendere la nostra vita dalle creature. La vita la dobbiamo a chi ci ha creato e non alle cose create.
Ma siamo capaci di distinguere le due cose? Sì, perché lo Spirito Santo è stato riversato nei nostri cuori (Rm5,5). Il paraclito, Colui che illumina le menti, che scaccia ogni fitta ombra che si è impossessata della nostra mente, Colui che infine ha sete della nostra salvezza, non è lontano da noi, è nel nostro cuore, sulle nostre labbra (Dt30,14).
Gesù ha sete della nostra salvezza e non tiene conto del tempo, del luogo e perfino degli spauracchi della tradizione quando vuole salvarci. Qui vediamo Gesù che si sposta per incontrare la samaritana.
Dio è Colui che non si allontana mai dall’uomo, perché Lui è fedele anche quando noi siamo infedeli. Viene mentre il sole è ancora forte, e diremo per incontrare solo una donna, ma quale donna, una samaritana con la quale nemmeno dovrebbe parlarci, una donna che il peccato sta uccidendo, logorata dai sensi di colpa.
L’incontro della samaritana al pozzo non è senz’altro casuale, ma voluto, preparato solo per lei. Come l’amante che non è soddisfatto solo alla vista dell’amato e desidera un momento intimo, Gesù manda via i discepoli così da poter dialogare con lei.
Il Signore molte volte toglie all’uomo i falsi aiuti, le false speranze o idoli ai quali chiediamo la vita per darci la possibilità di vedere meglio la vera sorgente della grazia che è Lui.
Oggi Gesù viene a trovare ciascuno di noi come ha fatto con la samaritana. Noi che pensiamo spesso che Lui possa stancarsi delle nostre malefatte, distrutti da sensi di colpa, dal peso della legge, dalla vergogna, ma Lui ci tende la mano, ci chiede di lasciare le fonti di soddisfazioni momentanee per la fonte inesauribile che ci offre, ci chiede di lasciare per sempre le false speranze, di abbandonare l’abito dell’autolesionismo, della regola senza relazione.
Lui stesso è la vita eterna, è Lui che ci dà la vera gioia, è in Lui che troviamo senso alla vita, perché è la sorgente della vita.

don Jules Ganlaky