Domenica 4 gennaio – Seconda dopo Natale
(Sir 24,1-4.12-16 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18)
La seconda domenica riprende le meravigliose parole del prologo di San Giovanni; il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio e si fece carne. È qui il grande mistero dell’amore, il Supremo, Dio onnipotente prese carne, per stare con l’uomo. Dovremmo chiederci quanto ci ama il figlio di Dio per volere stare con noi. In Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce non poteva rimanere in ombra e l’unico modo per illuminare era d’essere più vicino possibile, farsi prossimo e bisognoso. La vera luce, quella che illumina e non quella che illude, la luce che dissipa ogni oscurità, dubbi, e paura. Non è la luce che mette dubbi, tanto smorta da creare ambiguità. La luce che porta il Signore Gesù è la luce della verità quella che conduce ogni uomo alla verità intera.
L’incarnazione di Gesù non solo ci ricorda quanto Dio, che nasce dal grembo della Vergine Maria, non abbia vergogna della miseria dell’uomo, ma quanto ama l’uomo da volere condividere la sua natura umana. La vera domanda potrebbe essere: ma l’uomo, è consapevole e abbastanza semplice da accogliere tale vicinanza? Colui che è in principio di tutto, senza il quale niente è possibile, si rende figlio dell’uomo per condurre l’uomo al Padre. Ma i suoi non l’hanno accolto.
Ecco, molte volte succede che non accogliamo il Signore che viene a visitarci, come quando aspettiamo un intervento straordinario di Dio mentre Lui si rivela nell’ordinario, nella drammatica condizione umana. Dio si fa presente nell’ordinarietà. Non l’accogliamo nemmeno quando abbiamo una così grande riverenza di Lui tanto da non credere alla Sua grande misericordia e alla Sua onnipotenza nella semplicità dell’Eucaristia che riceviamo. Perché molte volte ci reputiamo indegni (e lo siamo davvero) tanto da confondere la Sua giustizia con la nostra. Mentre la giustizia divina si rivela nella misericordia, quella umana si attua nell’allontanamento e nella punizione del colpevole.
Dio spesso per gli uomini rimane senza dubbio tale, con tanto di riverenza, ma è il Dio dei perfetti, di coloro che sanno applicare e seguire meglio i precetti. In quel modo è Colui che si fa presente solo quando agiamo bene, o pensiamo bene. Ma san Paolo ci ricorda: “Sia che viviamo sia che moriamo, siamo del Cristo” (Rm14,7), e dalla Sua pienezza, dice san Giovanni, noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia Gv1,17).
A chi l’ha ricevuto ha dato il potere di diventare figlio di Dio. Ci ricorda, la risposta di Gesù a Giovanni Battista, beato colui che non trova in me motivo di scandalo (Mt 11,6). Gesù ci invita a imitare il Suo spogliarsi, quello di non considerare la Sua natura divina quando si tratta di salvare l’uomo. Dobbiamo apprendere da Lui ad abbandonare i preconcetti, le categorie di pensiero spirituale che ci rendono opachi alla visita del Signore, alle Sue carezze, al Suo passaggio inevitabile nei momenti più oscuri della nostra vita, delle nostre giornate.
don Jules Ganlaky



