“Dov’è colui che è nato?”

Martedì 6 gennaio – Epifania del Signore
(Is 60,1-6 Ef 3,2-3.5-6 Mt 2,1-12)

Quando Dio si rivela all’uomo è sempre nell’umiltà, lasciando all’uomo la scelta di accogliere o no quello che Egli offre. Erode insieme a Gerusalemme sono turbati all’annuncio del Messia. Al di là del trono che Erode brama, nota bene il Crisostomo, il suo timore ha radici antiche.
“Deriva dalla stessa aberrazione che indusse l’uomo in passato ad allontanarsi da Dio anche quando era da Lui ricolmato di beni, e che lo spingeva a rimpiangere la carne che mangiava in Egitto quando aveva riacquistato la libertà e ne godeva pienamente” (Omelie sul vangelo di Matteo 6,4).
Si ripresenta sempre la dinamica adamica della conversione verso le cose e per conseguenza del rinnegamento del Creatore. Quando, come sempre accade, Dio esaudisce la nostra preghiera e decide di salvare l’uomo in preda alla sofferenza, la Sua volontà s’imbatte contro la forte passione, il desiderio che l’uomo prova per la creazione anziché per il Creatore.
L’uomo teme d’essere separato dalla gioia che prova ora, senza tuttavia considerare l’immensità, l’eternità di gioia che gli offre il Signore.
Adamo perse l’amicizia con Dio volendo provare ad essere come Dio ma senza Dio. Gli Israeliti vorrebbero tornare in schiavitù per mangiare la carne e le cipolle, sacrificando l’eterna libertà che Dio offre loro; Esaù preferì un piatto di lenticchie alla primogenitura; il grande re Davide per un attimo di piacere, divenne omicida… l’uomo è avido dei beni di Dio, e preferisce i beni al posto di Dio stesso.
L’Epifania ci ricorda che Dio non smette di farsi prossimo all’uomo, soprattutto in momenti e luoghi impensabili, perché vorrebbe farci dono dell’immensità della gioia, della serenità, del godimento che c’è in Lui e che cerchiamo disperatamente come degli schiavi, dei servitori, perfino come dei ladri nelle cose.
“Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo, ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce per la vita eterna” (Gv4,13-14).
Chi si nutre delle cose belle create da Dio, appropriandosene senza chiederle a Dio stesso, proverà sempre fame e sete, non sarà mai sazio. C’è più soddisfazione nel farsi dare le cose che provare a prendersele da soli, e a vivere da figli e non da servi.
Gesù offriva una grande opportunità a Erode ma egli guardò il poco che avrebbe perso e perse tutto. Tali erano il torpore e la pigrizia congiunti all’invidia di Erode e del suo entourage che niente poteva mutare le loro disposizioni d’animo, neppure il ricordo dell’umiliazione babilonese, alla quale pure erano sfuggiti in tempi non lontani.
Duplice vizio (la pigrizia e l’invidia) che dobbiamo con forza espellere dalla nostra anima per lasciare che Dio ci rallegri delle Sue delizie.

don Jules Ganlaky