Dai dati forniti da riviste scientifiche, organizzazioni sanitarie e ONG il quadro di una crisi umanitaria devastante nella Striscia

Il prolungato conflitto a Gaza sta devastando anche il sistema sanitario. Ospedali, cliniche e strutture essenziali sono stati direttamente presi di mira o danneggiati, con conseguente carenza di posti letto, attrezzature e farmaci. Il blocco di Gaza e i danni ai trasporti limitano le forniture mediche.
Gli accessi limitati alle frontiere ostacolano gli aiuti umanitari essenziali per ricostruire le infrastrutture sanitarie. Nel frattempo gli operatori sanitari lavorano in condizioni pericolose, curando le vittime con risorse limitate, in una situazione di salute pubblica in declino.

La raccolta di dati sanitari sta diventando sempre più difficile per il Ministero della Salute di Gaza a causa della distruzione di gran parte delle infrastrutture informatiche. Per comprende appieno l’entità della crisi cerchiamo allora dati forniti da studi indipendenti. Un indicatore gravemente significativo è l’aspettativa di vita.
Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista medico scientifica The Lancet, confrontando i dati del Ministero della salute di Gaza con i dati dei registri di popolazione, stima che, tra ottobre 2023 e settembre 2024, l’aspettativa di vita a Gaza sia scesa da 75,5 anni a circa 40,5 anni. Una perdita media di 34,9 anni per persona. Tra gli uomini, la perdita è stata di -38 anni (-51,6 %), mentre tra le donne di -29,9 anni (-38,6 %).

Questo calcolo prende in considerazione solo le morti dirette da ferite e non include quelle indirette, causate da malnutrizione, malattie o collasso dei servizi sanitari ed è probabile dunque che le perdite effettive siano più elevate.
Questo drammatico declino della aspettativa di vita evidenzia il bilancio devastante del conflitto con l’enorme portata delle vite perse, in particolare tra le generazioni più giovani. La guerra rimodella così drammaticamente la società e la demografia di Gaza.
Epicenter, il centro di ricerca epidemiologica di Medici Senza Frontiere, ha pubblicato due settimane fa uno studio retrospettivo, che ha coinvolto 2.523 persone, sulla mortalità a Gaza. A confronto col periodo precedente il 7 ottobre 2023, il tasso di mortalità nella popolazione esaminata è risultato ora 5 volte superiore. Per i bambini sotto i 5 anni, la mortalità è risultata invece 10 volte superiore, mentre nei neonati sotto il mese di vita 6 volte superiore.

I risultati dell’indagine, limitata al personale Msf e alle loro famiglie, non possono però essere estesi all’intera popolazione di Gaza. Si deve considerare che lo staff medico e le loro famiglie hanno avuto preferibilmente un accesso migliore all’assistenza sanitaria rispetto al resto della popolazione.
Nonostante ciò, il numero di decessi non direttamente causati da ferite di guerra risulta in aumento con il prolungarsi del conflitto. L’assedio a Gaza blocca anche le evacuazioni mediche, in particolare quelle dei bambini con necessità di cura di ferite di guerra o di malattie croniche. Secondo l’OMS, 14.000 pazienti di tutte le età necessitano di evacuazione medica da Gaza.
La recente accoglienza in Italia di 17 bambini palestinesi è dunque una goccia nel mare. I servizi sanitari hanno dovuto far fronte a crescenti limitazioni.
Scrive The Lancet che al 7 maggio 2025, solo 22 dei 36 ospedali erano operativi con capacità limitata e solo 72 dei suoi 150 centri sanitari primari erano parzialmente funzionanti.

La chiusura dell’unico ospedale oncologico della Striscia di Gaza a causa della carenza di carburante ha messo in pericolo circa 2.000 pazienti oncologici. La chiusura di ospedali per la maternità come l’ospedale Al Hilo ha causato il parto di 180 donne al giorno senza forniture mediche essenziali.
Medici senza Frontiere riferisce inoltre di interventi chirurgici praticati senza luce e senza una anestesia appropriata. La mancanza di beni di prima necessità e di servizi igienici, unita al grave sovraffollamento e alla insufficienza delle vaccinazioni, ha portato alla diffusione di numerose malattie infettive.
Uno studio dell’università di Marrakesh elenca: diarrea, epatite A, malattie polmonari, scabbia, varicella e da ultima anche la poliomielite. Fornire le vaccinazioni necessarie agli sfollati è dunque un’urgenza.

Uno studio recente della Al-Quds University a Gerusalemme, fa luce sull’impatto psicologico della guerra in corso sulla popolazione palestinese a Gaza. I risultati hanno rivelato alti tassi di ansia, depressione e disturbo da stress post-traumatico. Ad aggravare la crisi sanitaria ci sono poi gli attacchi indiscriminati alle strutture sanitarie, causando la morte di medici, infermieri e pazienti.
Al 15 marzo 2025, l’OMS aveva registrato 670 attacchi contro l’assistenza sanitaria, che hanno causato la morte di 886 operatori sanitari e il ferimento di altri 1355.
MSF ha registrato oltre 50 episodi di violenza contro le proprie strutture, inclusi bombardamenti e attacchi diretti, e ha lamentato la perdita di 11 membri del proprio staff. Nonostante la determinazione e la resilienza degli operatori sanitari, dopo 19 mesi di violenza incessante e ripetuti sfollamenti, la distruzione dell’intera infrastruttura civile e sanitaria di Gaza si sta compiendo ormai come parte integrante di una strategia di guerra.
Severino Filippi



