Domenica 20 luglio – XVI del Tempo Ordinario
(Gen 18,1-10a; Col 1,24-28; Lc 10,38-42)
Il brano di vangelo odierno sembra voler bilanciare il racconto del buon samaritano di domenica scorsa. Il servizio materiale è importante, ma non deve diminuire l’attenzione dovuta all’ascolto della parola di Dio.
1. Non passare oltre senza fermarti. Nel vangelo secondo Luca Marta e Maria appaiono qui per la prima volta, ma la loro rispettosa familiarità con Gesù indica chiaramente che l’incontro narrato non è stato il primo, e che Gesù veniva accolto dalle due sorelle come in una casa amica.
Marta compie un servizio necessario che non deve essere sottovalutato, specie nel contesto delle cure riservate ai predicatori itineranti del vangelo. Maria invece, cedendo alle seduzioni di un insegnamento che la interessa totalmente, sembra dimenticare le esigenze dell’ospitalità e anziché preoccuparsi di dare, desidera ricevere.
Arriva perfino a prendere l’atteggiamento del discepolo davanti al maestro: stava “seduta ai piedi del Signore”. Il senso del racconto non consiste nel paragonare i beni della terra all’unico bene celeste, ma nel preferire Maria che ascolta la parola di Dio a Marta che se ne distrae occupandosi di troppe cose.
Non dimentichiamo però che quando si racconta la risurrezione di Lazzaro, è proprio Marta che fa incontrare Maria con Gesù: “Dopo queste parole Marta se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: Il Maestro è qui e ti chiama” (Gv 11,28).
2. Di una cosa sola c’è bisogno. Maria si presenta come l’esemplare uditrice della Parola, come tipo di quella grande caratteristica cristiana che è l’ascolto. Il commento di sant’Agostino è: “Maria preferì essere nutrita dal Signore, Marta accolse per nutrire nel corpo colui che doveva nutrirla nello spirito” (Sermo 103,2). Quando Dio parla, l’uomo deve ascoltare.
La rivelazione biblica non è ricevuta nella contemplazione della divinità come nei misteri greci e nella gnosi orientale, ma con l’attenzione dovuta alla parola. A Dio che interpella, Samuele risponde: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1Sm 3,10). La parola ascoltata chiede di essere assimilata con la fede e la sottomissione, in quella totale subordinazione il cui modello è Abramo. L’ascolto biblico non si fa in modo materiale e passivo, ma con una disponibilità tutta attiva.
3. Maria ha scelto la parte migliore. Il racconto delle due sorelle, una affaccendata e una che secondo la parola del Signore “ha scelto la parte migliore”, è divenuto nella tradizione ascetica della Chiesa il tipo classico per le due forme di vocazione del cristiano, la vocazione alla vita attiva e alla vita contemplativa.
Ma per il cristiano l’essenziale è prestare ascolto all’insegnamento di Cristo e metterlo in pratica. Dice ancora sant’Agostino: “In principio era il Verbo, e il Verbo era Dio: ecco chi era colui che Maria ascoltava. Il Verbo si fece carne ed abitò fra noi: ecco chi era colui che Marta serviva” (Sermo 104,3).
† Alberto



