A Pontremoli un convegno organizzato dall’Anpi e da ISRA nel primo centenario della morte dell’avvocato, alla guida della città fra il 1910 e il 1920, fondatore del Circolo Operaio Pontremolese. Le conclusioni affidate all’on. Valdo Spini

Una personalità spesso associata in maniera esclusiva alla demolizione della chiesa di San Colombano e alla conseguente realizzazione del ponte Zambeccari. In realtà Pietro Bologna è una figura straordinaria sia dal punto di vista personale, che professionale e politico, che per tutta la vita si è contraddistinta per il suo impegno al servizio delle persone più deboli e fragili della società.
Se ne è parlato all’interno del convegno che si è tenuto a Pontremoli sabato pomeriggio nel cortile di palazzo Dosi Magnavacca in occasione dei 100 anni dalla morte di Pietro Bologna avvenuta il 10 luglio 1925 a Bologna.

Un convegno con interventi di Paolo Bissoli, Angelo Angella, Caterina Rapetti e Umberto Battaglia, con le conclusioni dell’on. Valdo Spini e i saluti del sindaco Jacopo Ferri e del presidente della Provincia Gianni Lorenzetti e che ha visto una numerosa partecipazione e con interessanti relazioni che hanno permesso di approfondire la figura di Bologna, sindaco di Pontremoli dal 1910 al 1920, ma anche importante avvocato, figura di spicco nel socialismo locale e autore di numerose iniziative di carattere politico e sociale.

Nato il 14 giugno 1864, da una famiglia borghese ma con il padre Francesco fervente mazziniano, Bologna sin da giovane dimostrò grande attenzione nei confronti delle classi sociali più disagiate, un interesse che lo portò ad aderire con convinzione al partito socialista.
A 21 anni si laurea in giurisprudenza all’università di Pisa e apre il suo studio di avvocato a Pontremoli.
Nel 1885 è tra i principali promotori della nascita a Pontremoli del Circolo Operaio che si unificò alla preesistente Società Operaia locale; dalla loro fusione ebbe quindi vita il Circolo Operaio Pontremolese – Società di Mutuo Soccorso.
Gli scopi del Circolo, fissati nello statuto, consistevano nell’aiutare l’operaio impossibilitato al lavoro per malattia o per vecchiaia e nell’aiuto vicendevole tra associati.
Insomma con questo Circolo si rovesciava il concetto di sostegno ai lavoratori, non legato all’assistenza ma al mutuo sostegno tra i lavoratori stessi.
Lo dimostrano ad esempio l’impegno a sostegno delle famiglie degli operai coinvolti dall’esplosione della galleria del Borgallo nell’aprile 1893, il Circolo Operaio di Pontremoli guidato da Bologna, intenta una causa contro l’impresa Piatti che, dopo alcuni mesi, verserà un risarcimento complessivo di 40.000 lire alle famiglie delle vittime; poco meno di ottomila lire sarà invece il totale raccolto dal Comitato di Soccorso costituitosi spontaneamente.
Sotto la spinta di Bologna nasce il giornale di ispirazione socialista “La Terra”, fondato nel 1898, soppresso dopo 9 numeri, che riprese poi le pubblicazioni dal 1904 al 1912. Sotto la guida del Bologna, nella redazione de “La terra” si riunirono alcuni giovani socialisti lunigianesi come Luigi Campolonghi, Alceste De Ambris, Pietro Ferrari, ecc., giovani studenti universitari che facevano la spola con Parma e di cui Bologna tirava le fila.
Proprio nell’anno della fondazione del giornale, il Bologna venne arrestato, in un clima nazionale di vocazioni repressive, di paura verso ogni fermento democratico (pochi anni prima si erano verificati i Vespri Siciliani), cadde anche sui sodalizi pontremolesi il decreto prefettizio di scioglimento.
Durante la notte viene arrestato Pietro Bologna, mentre Luigi Campolonghi, ventunenne, presidente della società giovanile socialista dell’Annunziata, avvertito in tempo, riesce a fuggire nello zerasco e, di lì, ad espatriare in Francia. Una prigionia che dura meno di due mesi, e che però non toglie al Bologna la volontà di continuare il proprio percorso a favore delle fasce popolari più povere e deboli. Un impegno che continuò anche dopo il decennio come primo cittadino, un’attività che si scontrava con i fascisti locali, fino al celebre evento del 20 settembre 1924 durante gli eventi per l’inaugurazione del monumento ai Caduti. La sera aveva assistito al concerto della Filarmonica Pontremolese; al termine era stato schiaffeggiato e spintonato da un gruppo di giovani fascisti locali. L’aggressione si conclude solo per l’intervento delle forze di Pubblica Sicurezza. Si tratta della sua ultima apparizione a Pontremoli, vista la situazione decide di lasciare la città per trasferirsi a Bologna dove muore pochi mesi dopo.
Riccardo Sordi



