Vi lascio la mia pace

Domenica 25 maggio – Sesta di Pasqua
(At 15,1-2.22-29; Ap 21,10-14.22-23; Gv 14,23-29)

La pace, promessa ai discepoli durante l’Ultima Cena, Gesù la offre la sera di Pasqua mostrando i segni della Passione: “Stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!” (Gv 20,19). La pace è un dono messianico che accompagna la presenza di Gesù in mezzo ai suoi: comincia con la sua nascita quando gli angeli cantano: “Pace agli uomini amati dal Signore”, poi continua con la risurrezione e accompagna la vita della Chiesa con il dono dello Spirito.
1. Non sia turbato il vostro cuore. Gesù rincuora i suoi discepoli e promette la sua pace garantita dalla sua presenza, come scrive San Paolo: “Egli è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva” (Ef 2,14).
Il dono della pace però non è un possesso stabile, è un dono e una conquista che richiede impegno continuo. Ciascuno è invitato a portare il proprio contributo, in qualsiasi ambito si trovi a vivere, operando nella verità e promovendo una cultura di perdono che sia più forte del desiderio di vendetta.
2. Se uno mi ama, osserverà la mia Parola. Il cristiano è consapevole di comportarsi come Dio si è comportato con lui e fare agli altri ciò che Dio ha fatto a lui. Da Dio ha ricevuto senza alcun merito, perché nel regno della grazia domina soltanto una legge, l’amore per Dio e la fede salvifica nella sua misericordia.
Sarà capace di libertà completa soltanto colui per il quale la gioia e l’amore sono i criteri esclusivi di operare. Gesù vuole da noi un atto di amore più che un atti fede, e l’amore del discepolo verso il maestro non si accontenta di parole: richiede piuttosto un impegno intelligente e attivo, perché la pace promessa da Gesù non è il quieto-vivere, il chiudersi nel proprio isolamento per salvarsi l’anima senza essere contaminati dal mondo.
3. È parso bene allo Spirito Santo e a noi. Quindi la pace non è solo dono da ricevere, ma anche struttura da costruire, secondo l’insegnamento che ricaviamo dalla prima lettura. Nella Comunità Apostolica erano “tutti concordi”, ma non mancavano occasioni di divisione; pertanto Paolo e Barnaba si rivolgono alla comunità madre di Gerusalemme.
Dopo adeguata discussione, gli Apostoli e gli Anziani prendono le distanze dai sobillatori di turno e riportano la situazione alla normalità: “Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi”, e pertanto “È parso bene allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi… State bene!”.
Da allora in poi di generazione in generazione la Chiesa non si scoraggia, cerca di volta in volta le soluzioni migliori e possibili, agisce con la convinzione di avere la presenza del suo Signore e l’assistenza dello Spirito Santo, nell’attesa della gloria futura preannunziata dalla visione della Gerusalemme del cielo, tutta splendente di luce e di bellezza.

† Alberto