La sera di quel giorno, il primo della settimana

Domenica 27 aprile – Seconda di Pasqua o della Divina Misericordia
(At 5,12-16; Ap 1,9-11.12-13.17-19; Gv 20,19-31)

Ogni anno nella seconda domenica di Pasqua ci viene proposto il caso di Tommaso: per sua sfortuna non era presente quando venne Gesù, e pertanto ha dovuto fare un cammino di ricupero nella fede, ma il suo caso è simile al nostro cammino di fede, perché anche noi non abbiamo visto Gesù risorto, crediamo sulla testimonianza degli apostoli.
1. Nel giorno del Signore. Il brano di vangelo non ci parla soltanto del cammino di fede di Tommaso: ci descrive in miniatura l’avvio della piccola comunità ecclesiale. Il primo giorno della settimana i discepoli si trovavano riuniti “per timore dei Giudei” e venne Gesù. Otto giorni dopo, cioè nella ricorrenza settimanale del giorno della risurrezione, “i discepoli erano di nuovo in casa” e venne Gesù.
Giovanni nella seconda lettura ci dice: “Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore”. Così pure leggiamo nel Libro degli Atti: “Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane, e Paolo, che doveva partire il giorno dopo, conversava con loro e prolungò il discorso fino a mezzanotte” (At 20,7-9).
La Comunità Apostolica prende l’abitudine di ritrovarsi “il primo giorno della settimana” per celebrare settimanalmente la Risurrezione di Gesù, e il primo giorno diventa un giorno diverso, proprio, caratterizzante per la Comunità stessa.
Pertanto la celebrazione domenicale della Pasqua di morte e risurrezione di Gesù sono la base fondamentale della vita cristiana, personale e comunitaria.
2. Ero morto, ma ora vivo per sempre. Ci viene detto nella seconda lettura: “Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre”.
Nel quarto vangelo Gesù ci viene presentato come il modello del vero uomo, del giusto innocente che soffre: “Pilato disse loro: Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna. Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: Ecco l’uomo!” (Gv 19,4-5).
Proprio al culmine della sua sofferenza arriva per Gesù la sua ora: elevato da terra e sospeso con le braccia stese fra il cielo e la terra in segno di perenne alleanza, attira e sé tutti gli uomini (Gv 12,32), diventa il Signore della storia in forza della sua morte e risurrezione il (Ap 4,1).
3. Questi sono stati scritti perché credendo abbiate la vita eterna. La conclusione del Vangelo secondo Giovanni riassume lo scopo della missione di Gesù, della predicazione apostolica e della missione della Chiesa nel mondo: “Questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”.
Il credere in Gesù morto e risorto comporta speranza e gioia esultante, indicibile, perché sta al di sopra delle possibilità umane, non può venir compresa coi concetti normali né descritta con parole umane (1Cor 2,9).

† Alberto