Laura Seghettini, Francesca Rola, Mercede Menconi, Maria Moriconi e Assunta del Freo: cinque combattenti che ben rappresentano la Resistenza al femminile nel territorio della provincia apuana dove centinaia di donne hanno contribuito alla Liberazione

Sabato 12 aprile a Firenze, su iniziativa del Consiglio Regionale della Toscana è stata celebrata la memoria di cinquanta partigiane combattenti, cinque per ciascuna delle dieci province della nostra regione.
Può sembrare un’ampia rappresentanza, ma si tratta in realtà di un numero molto piccolo se rapportato alla vastità della Resistenza al femminile che per lunghi mesi ha supportato il movimento partigiano.
Un ruolo che non si è espresso solo in quella sorta di “maternage di massa” espresso nei confronti di quelle migliaia di giovani e giovanissimi saliti ai monti o organizzatisi nelle aree urbane per combattere e sconfiggere il nazifascismo e senza il quale la Resistenza avrebbe avuto un respiro ben diverso e molto più limitato.
Un buon numero di quelle giovani donne ha imbracciato le armi facendosi “partigiane combattenti”, fianco a fianco con i coetanei, uniti nell’unico obiettivo: la fine della guerra e della occupazione, la conquista della libertà.
L’Istituto Storico della Resistenza Apuana ha accolto ben volentieri l’invito della Regione Toscana a segnalare cinque donne combattenti della provincia di Massa Carrara, ben sapendo tuttavia che, per il nostro territorio, l’elenco entro il quale scegliere è talmente vasto che sarebbe stato inevitabile compiere scelte dolorose.
La provincia di Apuania, come il fascismo l’aveva voluta ribattezzare alla fine del 1938 ha visto un’occupazione nemica ben più lunga degli altri territori toscani, quasi tutti liberati nel settembre 1944.
E quei sette mesi fino all’aprile 1945 sono stati fra i più difficili di tutto il periodo della seconda guerra mondiale. Molte altre donne partigiane meriterebbero di essere citate: dalle decine della rivolta del luglio 1924 a Carrara alle pontremolesi Zita Marzocchi e Graziella Tassi.
La scelta è caduta su cinque che possano rappresentare i diversi territorio della provincia: Laura Seghettini (Pontremoli), Francesca Rola e Mercede Menconi (Carrara), Maria Moriconi (Massa) e Assunta del Freo (Montignoso).
Delle ricerche e della realizzazione delle schede si sono occupate le professoresse Caterina Rapetti, Serena Conti e Maria del Giudice.

Laura Seghettini (1922-2017) nasce e cresce a Pontremoli in una famiglia socialista. Critica apertamente il regime, svolge propaganda clandestina, viene sottoposta all’umiliazione dell’olio di ricino, per due volte è incarcerata. All’avviso del terzo mandato di cattura sale ai monti e si unisce ai partigiani del “Picelli” nella zona di Cervara e combatte tra Pontremoli e Zeri fino all’inizio di agosto del 1944.
Dopo l’uccisione di Dante Castellucci, “Facio”, con un gruppo di fedellissimi del valoroso comandante si trasferisce in Emilia e continua la Resistenza in val Parma fino alla Liberazione.
Nella organizzazione partigiana raggiunge livelli di responsabillità non consueti per una donna e nel capoluogo emiliano il 6 maggio 1945 sfila con gli altri membri del comando alla testa della XII Brigata “Garibaldi” della quale era vice commissaria. Poi, tornata a vestire gli abiti della normale cittadina, una vita spesa a cercare giustizia e, da maestra, ad educare le giovani generazioni a quei principi di uguaglianza, solidarietà e democrazia che l’avevano spinta a ribellarsi contro la dittatura e la guerra.
Commendatore della Repubblica insignita al Quirinale dal presidente Ciampi, in segno di riconoscenza, nell’aprile 2018, a meno di un anno dalla sua scomparsa, la città di Pontremoli ha inaugurato la “Passeggiata Laura Seghettini” lungo il fiume Magra nei giardini del teatro della Rosa.

Francesca Rola (1915-2010) è una delle donne del 7 luglio a Carrara. Anche lei come Laura è una militante comunista clandestina e sul finire del 1943 aderisce ai “Gruppi di difesa della donna”. Diffonde volantini e la stampa “proibita”, viene arrestata e incarcerata a Parma esperienza che la motiva ancora di più sia nell’attività di patriota in città a Carrara che quella in montagna nella formazione “Ulivi”.
Quando, il 7 luglio 1944, i tedeschi emettono l’ordine di sfollamento, è in prima linea nella protesta delle donne che quattro giorni dopo assediano il comando germanico: sono decine e decine, hanno cartelli con le scritte “Non abbandoneremo la città”, “Non vogliamo sfollare”, urlano la loro protesta e alla fine l’ordine viene ritirato.
A Carrara, in Piazza delle Erbe, un grande dipinto murale la ricorda e celebra l’impegno delle donne in quei terribili mesi.

Anche Mercede Menconi (1926-2014) nasce a Carrara in una famiglia antifascista: per tutta la vita avrebbe ricordato la violenza delle perquisizioni che la polizia fascista compie nella sua casa quando è ancora bambina. Anche lei aderisce ai Gruppi di Difesa della Donna e lavora ogni giorno per supportare i partigiani che si sono organizzati sulle Apuane sopra la città.
Trasporta abiti, cibo e armi; si occupa perfino di trasferire in ambulanza un partigiano ferito, il tutto utilizzando i più diversi stratagemmi ed è, naturalmente, tra le donne che assediano il comando tedesco l’11 luglio 1944.
La sua presenza in montagna fra i partigiani è costante, conosce alcuni dei più importanti protagonisti della Resistenza apuana, da Gino Menconi a Enzo Petacchi e a quanti, a Liberazione avvenuta, formeranno la nuova classe dirigente cittadina.

Maria Moriconi (1922-2010) nasce a Massa: il padre è un invalido della prima guerra mondiale e durante il fascismo non teme di inneggiare all’anarchia in Piazza Aranci.
Quel padre che non ascolta quando cerca di convincerla a non arruolarsi nei gruppi di “ribelli” che si sono organizzati in montagna. Li raggiunge con il fratello, disertore della Marina e ricercato dai fascisti; in formazione è “Maura”, i suo compito rifornire di armi e munizioni i “patrioti” che stavano sul monte Brugiana. E lo fa utilizzando grandi ceste, nascoste sotto qualche sacchetto di farina e un po’ di pane.
Spesso, con l’amica Ernestica che condivideva quelle missioni, era fermata dalle pattuglie tedesche e ai posti di blocco, ma riusciva sempre a cavarsela anche se – ricordava – “c’era da tremare”.
Il battesimo del fuoco lo ha avuto sulla Foce, il valico che unisce Carrara con Massa, presidiato da un forte contingente tedesco e dove, il 9 settembre 1943, era iniziata la Resistenza nel nostro territorio provinciale quanto gli alpini del “Val di Fassa” si erano organizzati contro i tedeschi combattendo per due giorni aiutati dai primi civili trasformatisi in partigiani.
A Maria, come alla quasi totalità delle donne partigiane, è toccato subire i pesanti giudizi nei suoi confronti, donna che era stata in montagna con i partigiani. Era sposata ed aveva anche già un figlio quando era “in Brugiana”.
Dopo la Liberazione anche il marito in un primo tempo si era dimostrato ostile verso di lei, sobillato dalle cognate che insistevano perché si separassero.

Assunta Del Freo (1919 – 2004) è stata partigiana combattente nei ranghi della Compagnia Montignoso, suo paese natale.
Anche lei, oltre all’attività di partigiana, ha svolto i compiti delicati e pericolosi di approvvigionamento e trasporto di armi e munizioni. Ed anche lei, come Maria Moriconi, era costretta ad affidare ad altre il bambino nato solo cinque anni prima.
Da Montignoso saliva fino al paese di Antona e non di rado veniva fermata dai tedeschi, ma il suo coraggio e quel figlio che la aspettava, le hanno sempre permesso di cavarsela.
Paolo Bissoli



