Crisi di nascite è crisi di speranza

Si era nel 1995, nel centro Caritas di Mostar, qualche mese prima che il trattato di Dayton ponesse fine alla guerra in Bosnia Erzegovina. Non si vedevano uomini, erano al fronte. Solo donne e molte incinte.
Alla domanda: “Come fate a pensare di far nascere bambini in una situazione così drammatica?”, la risposta fu semplice e sconvolgente. Toccandosi il ventre l’operatrice Caritas disse semplicemente: “Questa è la nostra speranza. Senza figli che futuro ci potrà essere?”.
Quella scena e quelle parole ci sono tornate in mente in questi giorni in cui si è ragionato sul problema del deserto demografico che attanaglia il Paese.
Il problema è grave; per questo sul palco degli Stati Generali della Natalità, a Roma, si sono presentati quasi tutti i protagonisti della politica italiana, del governo e dell’opposizione.
Nel 2021, secondo un’analisi dell’Eurostat, l’Italia si trova al terz’ultimo posto nella classifica della natalità, precedendo soltanto la Spagna e Malta. La media europea si attesta a 1,53 nascite per donna, l’Italia a 1,25. L’allarme è nato nel momento in cui l’Istat ha certificato che, per la prima volta nella storia recente del Paese, nel 2022 ci sono state meno di 400.000 nascite.
Le cause sono certamente molte, ma non sembra che manchi la volontà di aver figli, visto che da una recente ricerca il desiderio di maternità delle donne italiane si attesterebbe su di una media di 2,2/2,4 figli ciascuna. Il dibattito sulla famiglia, purtroppo, in Italia è praticamente assente.
Quando si parla di famiglia è per sottolineare i diritti delle tante forme di “famiglia”, mettendo di fatto in risalto i diritti individuali legati a quelle diverse forme, dimenticando il valore e il sostegno da riconoscere a chi deve sobbarcarsi la fatica del futuro del Paese.
Gli studenti, con le loro proteste manifestate con le tende innalzate davanti alle università, hanno evidenziato il problema della difficoltà delle famiglie nel sostenere il futuro dei loro figli, ma anche il futuro dello sviluppo della comunità nazionale. In Italia si è bravi ad eludere i problemi.
Ne ha fatto le spese anche Papa Francesco.
Invece di ascoltare il suo messaggio, piuttosto articolato, si è sottolineata la battuta del cagnolino. Non c’è nulla contro gli animali. Ma quando un cagnolino diventa il ‘mio bambino’ qualche riflessione dovrebbe essere fatta. Chi poi ha capito che il discorso era più ampio ha liquidato l’intervento con un cinico ‘il Papa fa il Papa’.
Per il Papa, “la sfida della natalità è questione di speranza”, che “non è un vago sentimento positivo sull’avvenire, è una virtù concreta e ha a che fare con scelte concrete”. In questa prospettiva, “alimentare la speranza è un’azione sociale, intellettuale, artistica, politica nel senso più alto della parola; è mettere le proprie capacità e risorse al servizio del bene comune, è seminare futuro”.

Giovanni Barbieri

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