All’interno di una crisi di relazione tra cittadini e media, un rapporto dell’Università di Torino dimostra come le testate “di prossimità” come la nostra possono essere un antidoto alla sfiducia nell’informazione. La vicinanza alla comunità e la riconoscibilità di chi scrive come valore aggiunto di queste realtà editoriali
Il Digital News Report Italia 2026 della Università degli studi di Torino rinnova l’impegno nel documentare i principali processi di trasformazione in atto. Tra i vari curatori c’è Paola Molino, direttrice de “L’Eco del Chisone”. Con lei analizziamo il Report che parla di una “crisi della relazione” tra cittadini e informazione più che di una crisi dell’interesse per le notizie.
Un giornale locale può rappresentare un antidoto a questa distanza? In che modo il rapporto con il territorio cambia il legame con i lettori?
Credo che questa definizione, “crisi della relazione” più che crisi dell’attenzione, sia la chiave giusta per leggere anche la nostra esperienza quotidiana. I dati del Report lo confermano: gli italiani continuano a consultare le notizie con frequenza, ma la fiducia nell’informazione in generale si indebolisce.
Ecco, in un giornale locale questo scarto tende ad attenuarsi, perché la relazione non è astratta: chi ci legge spesso conosce chi scrive, sa dove trovarci, ha un volto e un nome a cui associare quello che pubblichiamo.
Non è un caso che il Report indichi come la fiducia nelle singole testate resti più alta di quella riposta nell’informazione nel suo complesso. Questo significa che il rapporto con il territorio non è un valore aggiunto accessorio, ma la sostanza stessa del nostro lavoro: raccontare un luogo significa anche costruire, insieme a chi lo abita, un senso condiviso di appartenenza, e questo produce fiducia molto più di qualunque strategia comunicativa.
I giovani oggi scoprono sempre più spesso le notizie attraverso social network, creator e piattaforme, ma continuano a cercare spiegazioni chiare, autenticità e affidabilità. È una sfida che un giornale locale può vincere proprio valorizzando il rapporto diretto con la comunità?
Sì, e aggiungerei che è proprio qui che un giornale locale può giocare una carta che le grandi testate nazionali, per dimensione e per struttura, difficilmente possono giocare allo stesso modo.
Il Report mostra che i creator vengono apprezzati per la capacità di rendere le notizie interessanti e comprensibili, ma restano percepiti come meno affidabili e meno competenti rispetto alle testate tradizionali. Un giornale di prossimità può tenere insieme queste due esigenze: l’autenticità e la vicinanza tipiche del rapporto diretto, e insieme il rigore e la verifica della professione giornalistica.
Dal report emerge che la fiducia nelle singole testate resta più alta della fiducia nell’informazione in generale. Pensa che questo sia un vantaggio competitivo per i giornali locali, dove il lettore conosce la redazione e spesso anche i giornalisti?
È forse il dato che più mi conforta. In una redazione locale la filiera è corta: questo ci da un vantaggio competitivo. Questo tipo di prossimità si costruisce nel tempo, con la coerenza, con l’onestà nel riconoscere un errore, con la capacità di rendere conto al proprio pubblico.
È un capitale che non si acquista, e che oggi vale probabilmente più di quanto valesse in passato.
In un ecosistema dominato da algoritmi, intelligenza artificiale e piattaforme globali, quale ruolo può avere oggi un giornale di territorio? Raccontare ciò che gli altri non raccontano o, ricostruire quel senso di comunità che il report indica come elemento decisivo per il futuro del giornalismo?
Direi entrambe le cose, ma se devo scegliere una priorità, scelgo la seconda. Raccontare ciò che altri non raccontano è già parte della nostra missione naturale, ma il compito più urgente è ricostruire senso di comunità in una società che oggi è frammentata.
Un giornale di territorio può essere uno degli ultimi luoghi in cui una comunità plurale continua a riconoscersi come tale. Abbiamo una responsabilità civica precisa: non solo fotografare le comunità, ma essere costruttori di coesione sociale.
Chiara Genisio
direttrice dell’Agenzia dei settimanali diocesani-Agd



