
Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio dell’anno, 64 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania. Contemporaneamente si registra un forte aumento degli attacchi dei coloni agli insediamenti palestinesi: l’Onu ne registra in media sei al giorno. A Gaza le cose non vanno meglio: l’Unicef offre qualche spunto su cui riflettere: a quasi dieci mesi dall’annuncio del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, la situazione dei bambini nella Striscia di Gaza continua a essere drammatica.
Almeno 300 minori sarebbero stati uccisi nei 300 giorni trascorsi dall’accordo che prevedeva la sospensione delle operazioni militari e il pieno accesso degli aiuti umanitari , quindi ad una parvenza di vita decente, vista la distruzione sistematica delle abitazioni e delle infrastrutture. Viene ucciso un bambino al giorno. Questi dati non sono dei tempi in cui infuriavano i bombardamenti, sono presentati in questi primi giorni di agosto.
Se si legge tra le righe dei comunicati si intravede ciò che le organizzazioni non possono dire: gli aiuti non arrivano, i blocchi rallentano le procedure, che a Gaza si muore di fame e di malattie varie… ma dicono anche che in Cisgiordania, malgrado l’azione generosa di vari gruppi israeliani che si spendono per i diritti di tutti, le cose peggiorano sensibilmente. Un reportage di Lucia Goraci per il Tg3 documenta l’occupazione di sorgenti, frutteti, proprietà private, come si denunciano espropri, distruzioni delle infrastrutture agricole, case devastate. Non c’è diritto, non c’è giustizia, c’è spesso protezione del governo, comunque il silenzio. In questo contesto più di mille bambini nei primi mesi del 2026 sono stati costretti a lasciare le proprio case a causa dell’escalation della violenza dei coloni.

Questo dato è riferito da Save the Children. Gli operatori di Save the Children riferiscono di bambini e famiglie che vivono in una condizione di costante paura degli attacchi dei coloni appoggiati dallo Stato, che hanno incendiato abitazioni, veicoli e terreni agricoli, attaccato scuole, distrutto o rubato bestiame e compiuto aggressioni violente e intimidazioni con armi da fuoco. Secondo l’Onu il numero degli attacchi dei coloni, nella prima metà del 2926, è aumentato del 45%.
L’ultima Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che la violenza dei coloni è alimentata dallo Stato d’Israele e resa possibile dal “una persistente impunità”. Di queste cose non si ha tracia nei dibattiti. Israele, Gaza, Cisgiordania, Libano: è il nodo centrale da sciogliere. Ormuz, Iran, Omao Usa, Eau, petrolio… La diplomazia finge di cercare soluzioni, ma finchè ognuno tira l’acqua suo mulino, finchè non si ristabiliscono regole di comportamento almeno dignitose, non ci può essere pace. E’ ora che i prepotenti accorcino le loro unghie avide, che imparino a riconoscere i diritti internazionale calpestati (soprattutto in Medio Oriente). Che non sono onnipotenti. Anche Trump comincia ad accorgersene.
Giovanni Barbieri



