Fondatore della Comunità monastica di Bose, è scomparso il 1° settembre a 83 anni

“L’umanità è una, di essa fanno parte religione e irreligione e, comunque, in essa è possibile, per credenti e non credenti, la via della spiritualità. Spiritualità non intesa in stretto senso religioso, ma come vita interiore profonda, come fedeltà-impegno nelle vicende umane, come ricerca di un vero servizio agli altri, attenta alla dimensione estetica e alla creazione di bellezza nei rapporti umani.”
Con queste parole, tratte dal saggio del 2009 “Per un’etica condivisa”, Enzo Bianchi sintetizzava l’impegno, il sogno e la vocazione della sua intera vita: la ricerca di un’autentica e universale Fraternità, al di là, e al di sopra, di ogni differenza religiosa o culturale, di ogni diversità di genere o di tradizione.
Monaco laico, saggista, biblista ma, soprattutto, uomo di profonda umanità e “intelligenza spirituale”, come lo definì Papa Francesco, Enzo Bianchi è noto principalmente per essere il fondatore della Comunità monastica di Bose e per esserne stato, fino al 2017, il cuore pulsante e l’indiscusso priore.
Interprete originale e lungimirante delle istanze emerse dal Concilio Vaticano II, alla fine del 1965, a soli 22 anni, si ritirò a vivere in solitudine nella piccola frazione di Bose, in provincia di Biella, dove negli anni successivi venne raggiunto da tanti fratelli e sorelle di confessioni cristiane differenti (cattolici, protestanti, ortodossi), uniti dalla preghiera ecumenica, dalla vita comune, dal lavoro condiviso. La piccola Comunità monastica si caratterizzò da subito come luogo di meditazione, ma anche di incontro e confronto.
Animata dall’esigenza di coniugare il mondo attuale e la radicalità evangelica, senza cadere nell’isolazionismo o nel settarismo, divenne vero e proprio “laboratorio della Parola di Dio” e centro di attrazione di tante persone alla ricerca di un incontro nuovo e autentico con il Vangelo.
Il carisma di Enzo Bianchi ne fu la forza propulsiva; la sua intuizione a proporre innanzitutto la convivenza fraterna, piuttosto che l’adesione preventiva a un sistema di valori dogmatici, lo rese punto di riferimento per molti, cristiani e non cristiani, che all’interno della Chiesa non avevano ancora trovato modalità adeguate di dialogo e confronto. Inevitabilmente, come sempre accaduto per ogni esperienza profetica ed extra-ordinaria, non sono mancate riserve e incomprensioni.
Sono in parte note le vicende che negli ultimi tempi hanno portato al doloroso allontanamento di Enzo Bianchi dalla Comunità di Bose, seppure senza mai spezzarne il legame di affetto e di stima che, proprio nelle ultime settimane, aveva aperto un cammino verso una definitiva riconciliazione.
Con la sua recente scomparsa, il primo di settembre, la Chiesa e tutto il panorama culturale italiano hanno perso una delle voci più libere, feconde e costruttive del dialogo religioso e laico contemporaneo.
Giovanna Bianchi



