Il silenzio sulla Cisgiordania
La “barriera”, vero e proprio muro di separazione eretto da Israele in Cisgiordania; è lungo più di 700 chilometri

Le notizie da Gaza e Cisgiordania arrivano col contagocce e sono sopravanzate da altri eventi. Oggi si è invasi da dall’esito delle elezioni in Sassonia, dalle polemiche su Ceuta, sulla possibilità o meno delle primarie del campo largo, sui danni della guerra Usa-Iran, sull’aumento dei prezzi… non si hanno notizie su ciò che accade in Medio Oriente, in Palestina e dintorni, che pure ha il suo peso nella crisi internazionale.

In realtà, quando i radar non sono puntati su Israele e Netanyahu, il progetto di affossare ogni possibilità di pace procede attraverso interventi minimi (si fa per dire) dei coloni su nuovi insediamenti o di intimidazione dei villaggi palestinesi. Le violazioni dei coloni sono quotidiane e punzecchiano a macchia di leopardo tutta la Cisgiordania. In questi giorni hanno avuto una minima risonanza Taybeh e Qusra. Taybeh è l’ultimo insediamento palestinese interamente abitato da cristiani, per questo non passa inosservato, e le prevaricazioni sono abbondantemente dimostrate, come è evidente l’isolamento della città.

Nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, da giorni gruppi di coloni israeliani hanno circondato alcune abitazioni palestinesi, ostacolando la libertà di movimento dei residenti e l’accesso a beni essenziali. In questo caso qualcosa non ha funzionato poiché tra i palestinesi “assediati” c’è un palestinese con cittadinanza americana, che ha prodotto la reazione dell’ambasciatore, che ha definito quanto accaduto un “orribile atto di terrorismo”, parlando di azioni volte a intimidire e molestare una famiglia palestinese-americana. L’ipocrisia non ha confini. E’ stato toccato un cittadino americano ed è un “orribile atto di terrorismo”, c’è una popolazione di milioni di persone che ogni giorni vive sotto l’incubo di perdere tutto da un momento all’altro, che non ha alcuna tutela da parte di nessuna autorità, in balia di coloni spesso appoggiati e difesi dai militari.

In questi giorni l’Osservatorio della presenza cristiana in Terra Santa dichiara che “servono protezione e responsabilità, non solo rassicurazioni”. “Garantire ai residenti la possibilità di raggiungere le proprie case e i propri terreni, salvaguardare proprietà e mezzi di sostentamento e vivere in sicurezza e dignità”, E’ il linguaggio diplomatico di chi con certe realtà convive ogni giorno. Le scelte di Netanyahu non c’entrano nulla con l’antisemitismo. Sono questioni di civiltà, di umanità, di rispetto dei diritti. “È inaccettabile quanto sta accadendo in Cisgiordania. Non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di qualunque persona, in particolare ovviamente degli arabi e della comunità cristiana”. Se un uomo prudente e navigato come il card. Zuppi arriva a fare queste affermazioni vuol dire che le cose sono veramente serie.

Giovanni Barbieri