A Ceuta tutti i limiti della “Fortezza Europa”
Papa Leone XIV recita l’Angelus (Foto Vatican Media/SIR)

Leone XIV, domenica all’Angelus, ha messo in guardia dall’”accumulo e dallo scarto”, che ha definito “due lati di uno stesso male: l’ingordigia”, una malattia che “fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete”. E’ una fotografia graffiante di questo triste mondo stretto tra la ricchezza vergognosamente ostentata i pochi e la miseria dolorosamente vissuta dalla stragrande maggioranza della popolazione della terra.

Ciò che in questi giorni è accaduto a Ceuta, enclave spagnola in terra africana, ha messo a nudo la grettezza dei cosiddetti popoli ricchi. In una notte 60.000 giovani hanno attraversato i confini e si sono riversati sulla cittadina spagnola inseguendo la chimera di un facile approdo in Spagna e quindi in Europa. Un movimento così massiccio non si era mai visto; una serie di circostanze lo hanno favorito: i rapporti critici tra Marocco e Algeria, la visita del capo del governo spagnolo ad Algeri, le interferenze cinesi per avere vantaggi politici ed economici, i problemi di confine con lo Sahel, l’ombra di Trump, le difficoltà economiche del Marocco, i rapporti del re marocchino con gli USA e con Israele, ma anche le interferenze inquietanti delle mafie e dei trafficanti di esseri umani. L’Italia si è subito affrettata a chiudere le frontiere con la Spagna e spinge per un ulteriore irrigidimento della “Fortezza Europa”. Nei suoi piani c’è la proposta dell’estensione del “modello Albania”.

Foto Ansa/Sir
Foto Ansa/Sir

La sospensione di Schengen con la Spagna non ha senso, ma si fatica anche a pensare che possa essere offerto all’Europa il progetto Albania dimostratosi fallimentare. Probabilmente quando si è alla disperazione si crede a tutto. Per attuare il progetto è necessario realizzare i rimpatri, tra le altre cose. Il fatto è che secondo i dati Eurostat su 108.000 migranti rimpatriabili se ne sono imbarcati solo 34.550 (7.300 da Berlino, 3.775 da Parigi, soltanto 1.900 da Roma) evidenzia un chiaro insuccesso. E poi bisogna trovare gli stati che li ospitano (Ghana, Senegal, Tunisia sarebbero disponibili) e le relative coperture.

Resta tutto aperto il problema di fondo: si pensa veramente di risolvere il dramma dell’emigrazione con le dogane e gli eserciti? Per il Cardinale Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, Ceuta rappresenta soprattutto “la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza” e mette a nudo le cause profonde delle migrazioni (“lo squilibrio enorme del mondo, la distribuzione iniqua delle ricchezze, il restringimento delle democrazie e la crisi climatica”). Ma un’“anestesia della coscienza” sembra rendere normale la tragedia di questa situazione.

Giovanni Barbieri