Dobbiamo aspettare un altro?

Domenica 11 dicembre – III di Avvento
(Is 35,1-6.8.10 – Gc 5,7-10 – Mt 11,2-11)

La terza domenica di Avvento è caratterizzata dalla gioia per la venuta del Salvatore, una gioia che però non è esente da esitazioni e dubbi, oggi come ai tempi di Gesù. Anche Giovanni Battista vive questa situazione e chiede chiarimenti.
1. Sei tu colui che deve venire? Dopo che per secoli i profeti avevano promesso un Messia glorioso, liberatore, restauratore della casa di Davide, Giovanni si vede arrivare un Gesù che parla di umiltà, sconfitte, sofferenze. Il disorientamento di fronte alla persona di Gesù non è soltanto del Battista: anche di Maria e di Giuseppe si dice che “non compresero ciò che aveva detto loro”, e pure oggi viene spontaneo chiedersi: perché il silenzio di Dio fronte al male? Al dubbio sulla presenza di Gesù si aggiunge il dubbio sulla Chiesa: è proprio quella voluta da Gesù? Perché la vita dei cristiani è così opaca? Forse la domanda non trova risposta perché si pone in modo sbagliato. Abbiamo i nostri schemi mentali, nei quali vorremmo calare una realtà più grande di noi. Dio ci chiama e ci guida per sentieri diversi da quelli che noi abbiamo progettato, perché come dice il profeta Isaia, “i miei pensieri non sono i vostri pensieri”. Prima di porre domande a Dio, chiediamo a noi stessi se siamo in grado di cogliere la sua volontà negli avvenimenti che accadono e nelle persone che incontriamo.
2. Ai poveri è annunciato il Vangelo. Gesù non risponde direttamente alla domanda, ma rimanda ai segni messianici, e tra questi la proclamazione del lieto messaggio ai poveri. Sperimentano la gioia più profonda coloro che si fanno poveri dinanzi a Dio e attendono tutto da lui, perché la felicità non consiste nel diventare come Dio, ma nell’essere con Dio. Nella comunione con lui il cuore si riempie di gioia e gusta maggiormente in tutte le cose la soavità che Dio vi riversa. Dimorare in Dio è la gioia che ci fa diventare per gli altri il buon odore di Gesù, come scrive papa Francesco: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento” (Ev.Gau. 1).
3. Dinanzi a te io mando il mio messaggero. La crescita della nostra fede in genere è agevolata dalla testimonianza di qualche persona che ci ispira fiducia e ci attrae con il suo comportamento. Sono i messaggeri che il Signore ci manda. In ogni parrocchia ci sono persone che con la preghiera e la testimonianza della vita cristiana fanno la fisionomia della comunità e molto spesso orientano anche la vita del parroco. La testimonianza che riceviamo si intreccia con quella che dobbiamo dare, perché ciascuno nella storia è per il prossimo segno della presenza di Dio. La testimonianza è efficace nella misura in cui ci preoccupiamo del dover essere più che del dover fare.

† Alberto

Share This Post