Tra italiani e francesi una storia di solida amicizia. Con qualche strappo

Il recente “incidente diplomatico” fra i due governi per l’accoglienza dei migranti è lo spunto per una breve storia dei rapporti tra Francia e Italia. Dal Risorgimento all’Unione Europea passando per due guerre mondiali

Il 16 luglio 1965 Giuseppe Saragat e Charles De Gaulle, inaugurano il Traforo del Monte Bianco

Abbiamo affinità culturali, istituzionali e politiche coi nostri “cugini” francesi, ci vogliamo bene ma ogni tanto vengono fuori incidenti diplomatici: uno è in corso provocato dai contrastati sbarchi di migranti errabondi in mare. Senza risalire alle discese in Italia di eserciti carolingi , angioini, dei Valois e di Napoleone, la Francia ebbe ruolo importante nel Risorgimento. Fu madre dei grandi fermenti in Europa del 1848, richiamandosi alla I repubblica giacobina del 1792, diede vita alla II, di breve durata: con abili plebisciti nel 1852 nacque l’impero di Napoleone III. Su influenza francese in Italia ci furono rivolte: a Milano le 5 Giornate confluite nella I guerra di indipendenza, a Venezia, a Roma, Napoli, Firenze, Palermo.
Nella II guerra di indipendenza del 1859 Cavour riuscì a fare alleanza militare coi francesi, che scesero a combattere: dopo la vittoria a Magenta, piemontesi e francesi vinsero a Solferino e San Martino: la possibile conquista del Veneto fu impedita perché Napoleone III impose unilateralmente l’armistizio: annessa la Lombardia al Piemonte, venivano meno gli interessi che lo avevano portato all’alleanza. Ostilità riguardano la questione romana a proposito dell’abolizione dello Stato Pontificio. La Francia intervenne armata a difendere papa Pio IX ponendo fine alla breve vita della mazziniana Repubblica Romana del 1849 e nel 1867 fermò il nuovo tentativo di Garibaldi di prendere il Lazio, a Mentana fu sconfitto,arrestato e incarcerato al Varignano.
La III Repubblica nacque nel 1871in una Francia sconfitta dalla Prussia e sconvolta dall’incendio rivoluzionario della Comune di Parigi e da tensioni interne e voglia di rivincita, è impegnata a colonizzare in Africa e Indocina. Un evento di grande tensione fu nel 1881 il cosiddetto “schiaffo di Tunisi”. La Francia occupò la Tunisia e la rese suo Stato satellite contro gli interessi dell’Italia che aveva là un forte insediamento e ruolo importante nell’economia.
In funzione antifrancese nel 1882 l’Italia fece la Triplice Alleanza con Germania e Austria; al rinnovo del trattato furono riconosciuti diritti italiani su Tripolitania e Cirenaica. Venne poi mano libera per l’Italia in Libia, con gradimento della Francia, che in cambio ebbe riconoscimento alla sua penetrazione in Marocco. L’idillio durò poco: per sostenere la crescita dell’industria l’Italia adottò politiche protezionistiche con alti dazi sui prodotti industriali stranieri per renderli non competitivi.
Le ripercussioni più gravi furono nei rapporti con la Francia, che mise dazi di rappresaglia e si arrivò a una guerra commerciale, l’Italia perse il suo più importante mercato di esportazione delle coltivazioni specializzate di agrumi e ortaggi e dei vini pugliesi. La crisi fu immediata, ne conseguì l’emigrazione per trovare lavoro: negli ultimi venti anni dell’Ottocento emigrarono oltre due milioni di italiani e spesso era la forza-lavoro più attiva e capace.
Ma l’incrociarsi di accordi sulla Libia di fatto avvicinava l’Italia alla Triplice Intesa tra Gran Bretagna Francia e Russia. Lo scontro con la Francia fu superato con la visita di Stato nel 1904 del presidente Loubet; nel 1909 lo zar Nicola II, in cambio dell’appoggio alle mire russe sul Bosforo, sostenne quelle italiane sulla Libia, che fu fatta colonia con la guerra del 1911-1912. Un altro “giro di walzer” portò l’Italia nel 1915 ad allearsi con l’Intesa contro gli imperi centrali, a I guerra mondiale già scoppiata. Arrivò la II guerra e l’Italia fascista era schierata col la Germina nazista, che riportò vittorie rapide e travolgenti. Mussolini per non essere escluso dalla vittoria ritenuta imminente il 10 giugno 1940 dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna.
Fu una vile “pugnalata alla schiena” l’attacco a una Francia sconfitta in attesa di armistizio. Sbarcati a Tolone, gli alpini sul fronte delle Alpi occidentali non avanzano più di un chilometro e hanno 631 morti contro i 37 francesi. La guerra non fu breve né parallela, venne la catastrofe finale per nazisti e fascisti sui campi di battaglia e con l’aiuto dei partigiani comunisti e dei seguaci di De Gaulle, con vicinanza ai resistenti italiani. La Francia diede vita nel 1944 alla IV Repubblica con nuova Costituzione democratica nella linea politica gollista che accomunava liberismo e dirigismo. Si afferma l’idea di integrazione europea, Francia e Italia sono paesi fondatori dell’Unione europea, hanno buoni rapporti che durano anche nella V Repubblica nata nel 1958 con la crisi dell’Algeria, pur con la diffidenza francese nel cedere sovranità: era l’idea di “Europa delle patrie”. Maggior intesa venne con la vittoria dell’Unione delle sinistre nel 1981 con Mitterand.
A parte l’incidente attuale in via di risoluzione, Francia e Italia hanno confermato buoni rapporti col trattato del Quirinale firmato da Mattarella.

Maria Luisa Simoncelli

Francesi sleali fin dai tempi di Asterix e Obelix!

Sul redivivo “conflitto” italo-francese non ci sono, per fortuna, solo considerazioni serie da proporre. Nei fumetti, troviamo quello che si può tranquillamente definire un classico, per certi versi ineguagliabile. Stiamo parlando della serie di Asterix, ideata e realizzata da due fuoriclasse del testo umoristico e del disegno: René Goscinny e Albert Uderzo; ambientata in Armorica (l’attuale Bretagna), dove un villaggio resiste impavido alla conquista della Gallia da parte dei Romani.
I due eroi Galli sono, appunto, Asterix e il suo compare Obelix, che guidano gli altri abitanti del villaggio in furibonde scaramucce a suon di cazzotti in cui ad avere la peggio sono sempre i soldati di Cesare. Un assist al nostro attuale governo sull’abitudine al “gioco sporco” da parte dei nostri cugini d’oltralpe è dato, però, dal fatto che, in realtà, la supremazia dei Galli non deriva da una maggior forza fisica naturale, ma dal grande vantaggio loro offerto dall’uso di una pozione magica (oggi si direbbe doping) – preparata dal druido del villaggio – che centuplica la forza di cui un uomo normale può essere dotato. Innumerevoli sono le prese in giro nei confronti dei Romani, derivanti proprio dalla loro incapacità di sconfiggere i pochi abitanti del villaggio armoricano; lo stesso Cesare, più volte, deve rassegnarsi ad essere deriso – fatto inusuale, data l’importanza del personaggio – in quanto incapace di sottomettere quei ribelli.
Ai conoscitori della serie, però, non sfugge il fatto che, con le loro storie, i due autori vogliano prendere di mira, non tanto o comunque non solo, l’incapacità dei Romani di sottomettere quello sparuto gruppo di Galli: ad essere messi alla berlina nella quarantina di album pubblicati dal 1961 al 2021 sono anche i tanti difetti, le manie e anche le idee di grandeur di cui sono spesso portatori e vittime i loro compatrioti francesi. (a.r.)

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