Meno slogan, più dibattito sui temi veri

Foto SIR/Marco Calvarese

A considerare quanto sta avvenendo in questi primi giorni di campagna elettorale, non sembra ci sia molto da sperare. A preoccupare non è tanto il clima da “campagna acquisti”; sono piuttosto gli slogan tirati fuori dalla naftalina belli e pronti per essere gettati in pasto agli elettori: aumento delle pensioni, stop agli sbarchi di clandestini, estinzione delle cartelle esattoriali, flat tax; tutte promesse vecchie di anni e riciclate per l’occasione. Eppure, gli argomenti per un dibattito serio non mancherebbero.
Con facilità se ne possono indicare due che stanno agli opposti del panorama sociale: denatalità e assistenza agli anziani. Sono anni che l’Italia viene descritta come un Paese di vecchi. L’aspettativa di vita, per fortuna, si allunga e, di conseguenza, aumentano gli anziani; nascono sempre meno bambini e, purtroppo, si innalza la media dell’età degli italiani che diminuiscono di numero. Il calo delle nascite, in atto da decenni, sembra ormai inarrestabile ed è destinato a mettere a dura prova la capacità del Paese di sostenere gli attuali standard di welfare.
Una conferma? Secondo le stime Istat, dopo il nuovo record negativo segnato dal 2021, i dati provvisori del primo trimestre del 2022 mostrano che il numero dei nuovi nati è diminuito di un ulteriore 11,9%. Una vera e propria sirena di allarme che dovrebbe scuotere i politici. Negli ultimi tempi qualcosa si è mosso, con l’assegno unico per i figli e con il Family Act, ma molto resta da fare, sia a livello di sostegni alle famiglie, sia nella promozione di una cultura capace di ridare fiducia a chi decida di “metter su famiglia” e generare figli.
Sul versante dell’assistenza agli anziani si è mosso il Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza, al quale aderiscono 48 associazioni, preoccupate per il fatto che la crisi di governo possa, di fatto, interrompere il cammino della riforma del settore ormai vicina al traguardo. In un appello indirizzato al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e ai ministri del Lavoro e della Politiche sociali, l’organismo esprime il timore che “tutto quanto è stato realizzato sin qui si riveli inutile. Ciò significherebbe ricominciare daccapo nella nuova legislatura, peraltro con ben poco tempo a disposizione”.
La questione, considerando tutte le persone coinvolte, riguarda oltre 10 milioni persone, che da anni attendono una riforma che definisca un sistema organico di assistenza. In considerazione di ciò, il Patto chiede che “si approfitti della possibilità di adottare provvedimenti normativi rispetto al Pnrr” per fare in modo che siano fatti passi avanti significativi “nella direzione della introduzione del Sistema nazionale assistenza anziani”. Sarebbe bello, e confortante, se su temi concreti come questi si ragionasse da qui a settembre per ottenere i voti degli italiani.

 

Antonio Ricci

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