La tensione contro i cristiani in Terra Santa

La temperatura si alza quando la cronaca mette in prima pagina avvenimenti che in un modo o nell’altro danno visibilità o vantaggi politici: gli extracomunitari come a Modena, anche se poi risulta che il pazzo alla guida dell’auto risulta italiano a pieno titolo, o Israele con la nuova incursione in acque internazionali e il sequestro di navi di Flotillia in viaggio verso Gaza.

Lasciando da parte le polemiche di casa nostra, in cui si distingue per disprezzo delle scelte e opinioni diverse chi dovrebbe adempiere certe cariche con “disciplina e onore”, si vuole ignorare di proposito ciò che è al centro del problema: a Gaza gli aiuti arrivano col contagocce e sono insufficienti. Nell’intervento israeliano su Flotillia c’è anche l’infrangere di tutte le norme internazionali. L’Italia se ne accorge perché tra i fermati ci sono 12 italiani. Come l’Italia si comportano tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali. Ci si sveglia sui diritti solo quando vengono toccati i nostri.

Chi si domanda come sia la vita a Gaza? A Gerusalemme? In Cisgiordania? Nel sud del Libano? Anche in altri Paesi ci sono evidenti mancanze di rispetto dei diritti essenziali. Ma in Israele, soprattutto a Gerusalemme, l’intolleranza si fa più evidente e, soprattutto, impunita, spesso tutelata dalle forze dell’ordine. Lo sputo è un gesto semplice, piccolo, ma arriva in pieno giorno quando si incontra una veste talare, un saio da frate, una croce, una veste da monaca, una statua della Vergine. Durante la recente Marcia (nazionalista) delle Bandiere per celebrare la conquista di Gerusalemme Est nel 1967 insieme a slogan quali “morte agli arabi” e “brucino i vostri villaggi” si è sputato contro la statua della Madonna nei pressi della sede della Custodia di Terra Santa.

Gerusalemme
Gerusalemme

Per padre Ibrahim Faltas, francescano e direttore delle scuole di Terra Santa della Custodia, non è un incidente da liquidare come villania di strada. È un sintomo. «L’episodio rivela il clima di tensione nella Città vecchia di Gerusalemme», ha detto, parlando di disprezzo verso segni e simboli cristiani. Il fatto non è isolato. Il Rossing Center for Education and Dialogue, centro interreligioso a Gerusalemme, nel rapporto annuale sugli attacchi contro i cristiani in Israele e Gerusalemme Est, ha contato 155 incidenti documentati nel 2025: 61 attacchi fisici, 52 episodi contro proprietà ecclesiastiche, 28 molestie e 14 deturpamenti di cartelli o indicazioni cristiane.

Numero che rappresenta solo la parte visibile del fenomeno. Secondo lo stesso Centro la pressione sui cristiani si muove su due piani. Il primo è quello fisico: sputi, spinte aggressioni, vandalismi. Il secondo è culturale: il cristianesimo, anche se presente da secoli, è un corpo estraneo, per i 50% degli ebrei entrare in Chiesa è proibito, il 79% degli intervistati considera il cristianesimo una forma di idolatria. Gli incidenti e le interviste non tengono conto di Gaza e di Cisgiordania. I Palestinesi, cristiani o musulmani, non sono desiderati

Giovanni Barbieri