Pasqua? è lui che crede in noi

Domenica 24 aprile – II di Pasqua
(At 5,12-16 – Ap 1,9-11.12-13.17-19 – Gv 20,19-31)

“Detto questo soffiò…” Pasqua è credere in un Soffio, e un soffio non fa rumore quanto il colpo del martello sui chiodi. Credere in un Soffio Divino che come bacio ritorna a dare primavera alle cose, sentire ancora il respiro profondo della vita in ogni dove, in ogni esperienza, in ogni sillaba. Resurrezione è il fremito della vita che ricomincia, senza fare rumore. Credere a Pasqua è difficile, molto più facile il Venerdì Santo, la croce è evento evidente e definitivo, Risorgere invece è chinarsi piano sul proprio passato, riconoscerlo per quello che è e baciarlo, è baciare anche le parti di cui ci vergogniamo, è qualcosa di delicato, paziente, bellissimo e estremamente duro. Credere a Pasqua non è gesto sbilanciato sul futuro, non è evento che sarà ma è riconoscere luce in tutti i passaggi di vita che sono adesso, qui, e anche su tutti quelli che sono già stati, quelli che ci hanno portato ad essere quello che siamo. A risorgere è il nostro passato, che ci guarda commosso di luce.
Credere il Venerdì Santo è semplice, basta sentirsi colpevoli, sentirsi in colpa, e questo non ci viene difficile ma perdonarsi, quello è davvero divino. Risorto è ciò che è perdonato “a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati…”, il perdono non è un compito ma una condizione essenziale, solo ciò che è profondamente riconciliato, solo ciò che è amato è Risorto. “Perdono” è il nome proprio della Pasqua.
No credere il Venerdì Santo non è vera fede, aggrapparsi alle ferite come a una reliquia, vedere nel sangue la redenzione sacrificale delle nostre miserie, credere che il tuo dolore sia stato dono a placare rabbie divine non è vera fede, quella è antica scaramantica religione. Credere a Pasqua è lasciar andare le ferite, è non avere più il bisogno nemmeno di toccarle, è arrivare a dire “mio”: “mio Signore e mio Dio”, è credere che la nostra identità profonda, così come è, può ancora permettersi di alzarsi e di stare davanti a Dio.
Fede vera non è credere il Venerdì Santo dove tutti se ne vanno piangendo percuotendosi il petto, processioni barocche di un’umanità senza contegno, fede vera è Pasqua, quando noi ricominciamo a credere in noi stessi. Resurrezione non è atto di fede in un gesto potente e finale ma umile atto di riconoscimento nel divino che decide di credere ancora in noi, nonostante noi. Proprio perché siamo noi. E tornare da capo e commuoverci accorgendoci che non eravamo noi a credere in Gesù ma lui a credere in noi.

don Alessandro Deho’

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