L’anticiclone si è accampato su mezza Europa e il cielo è sereno

Era successo in ottobre e poi in dicembre di registrare più giorni consecutivi di cielo sereno nella seconda decade. Gennaio sta ripetendo quel copione, che ha mancato una sequenza di otto giorni esenti da nuvolosità per il grigiore prevalente di domenica 16. Tra l’11 e il 12, al cielo sgombro si era unito l’impeto del vento, una tramontana già in procinto di divenire piuttosto favonica, stanti le temperature non molto basse. L’aria, prima pungente e poi frizzante, è andata mitigandosi quando ancora le raffiche violente deprimevano le escursioni termiche diurne soffiando ad oltre 60 km/h. Il 12, a tarda sera, e il 13, sia la notte che il dì, la secchezza atmosferica ha fatto crollare gli igrometri quasi al 10% di umidità relativa e le temperature ‘di brina’ a livelli bassissimi.
Infatti, quietatosi il vento, le gelate si sono presentate asciutte, per poi tornare ad essere accompagnate da deposito brinoso nelle notti successive, tutte calme e via via più umide. Con il ritorno della brina nell’alto fondovalle e sulle prode collinari, ecco pure la nebbia nel basso fondovalle, cioè tra Villafranca e Aulla. A fine periodo in esame, martedì 18 la nebbia è comparsa anche a Pontremoli, ma a sole già sorto, risalendo la vallata. Domenica 16, al contrario, foschie dense e strati nebbiosi avevano anticipato il loro blitz all’alba e il far del giorno si era presentato subito, oltre che brinato, pure brumoso.
In tutto l’andazzo descritto, mentre le valli hanno assistito a sbalzi di temperatura più ampi in ambito giornaliero, le aree montane si sono destreggiate fra gelo intenso e ventoso che, man mano, ha ceduto il passo ad un clima sempre più mite e calmo.
Non sono rari i lunghi periodi di tempo anonimo nel cuore dell’inverno, quando radiosi e quando nebbiosi o in una continua alternanza di sole e di nebbie: tuttavia, visto il rarefarsi delle incursioni dell’anticiclone siberiano verso l’Europa occidentale, non c’è da stupirsi che gennaio sia diventato meno rigido al prevalere degli ‘accampamenti’ da parte dell’altro anticiclone, quello atlantico e dei suoi ‘derivati’.
Il regime di brezza, che in situazione di alta pressione sarebbe regolare durante l’estate, stenta invece a rendersi palese nei mesi freddi. Soprattutto la brezza di valle diurna, infatti, accenna appena a spirare nelle ore meno fredde, mentre la brezza di monte, nelle ore serali, si riesce a percepire, benché assai tenue.
Una eccezione avviene in tutte le località poste allo sbocco di vallate e bacini in una pianura più ampia, nelle quali, specie in caso di restringimento tra l’una e l’altra, l’aria fredda che ha colmato la valle nottetempo ha come unico sfogo quel passaggio, che risulta ben ventilato anche in piena tranquillità anticiclonica: è quanto succede, ad esempio, a S. Stefano Magra o a Citerna Taro, tanto per citare i casi più vicini e riconoscibili da tutti passando in zona in auto o in treno.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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