Io sono l’Atteso, tu lo sguardo innamorato

Domenica 5 dicembre – II di Avvento
(Bar 5,1-9 – Fil 1,4-6.8-11 – Lc 3,1-6)

Nella seconda lettura Paolo scrive “sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona la porterà a compimento”; ma io lo so Signore che il compimento sarà solo alla fine, sarà la morte e la rinascita in Te. Intanto la bellezza è questo incompiuto che mi abita. Non ci sarebbe avvento senza incompiutezza. L’incompiuto è il vuoto che narra il domani, incompiuto è l’invisibile possibilità di futuro, incompiuto è la fame di vita che non mi lascia. Mi hanno insegnato a cercarti nella perfezione, nella chiusura di un concetto, nella completezza di un lavoro. Invece mi racconti che ciò che è compiuto è anche morto. E nel mio incompiuto ti ho trovato, nelle parti di me che sono cantiere di umanità, e sai Signore cosa mi consola? Che questa incompiutezza mi rende leggero. Sorrido di me. Della mia incompiutezza che narra di Te. Di questo mio abbozzo di vita che richiama le tue mani vasaie.
Il potere è pericoloso, “tetrarca” è parola che ricorda il chiudersi di una trappola. Il Battista è libero, invece. Perché è ai margini, perché non ha muri di palazzo a contenere il vento della libertà. Il deserto libera. Il cammino libera. Bello come un esodo, bello come la traiettoria di una migrazione. Credevo di trovarti al centro della vita, in un’Arca, in una chiesa, tu mi aspettavi ai margini. Tu mi aspettavi dove nessuno si aspetta qualcosa da me. Marginale è colui che cammina fuori dalle logiche del potere, è colui che propone un battesimo di conversione. Adesso ho capito. Che quel battesimo era un ventre caldo di ricomposizione. Quello che chiamiamo peccato non è altro che una forma di non umanità, quello che chiamiamo peccato è tutto ciò che in noi ancora non è nato. Non si condanna ciò che non è nato, magari si aiuta a nascere. Serve un ventre di gravidanza, un battesimo, occorre immergersi e riemergere con respiro nuovo. Credevo di trovarti nella perfezione, ti trovo invece nelle parti non ancora nate di me. Dove non amo da uomo, dove non decido da uomo, dove non sono libero da uomo. Mi aspetti, mi prendi per mano, ti immergi con me. Avvento è che tu mi attendi per rinascere, giorno dopo giorno.

don Alessandro Deho’

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