All’insegna del vento l’apertura di novembre

A quale mese dell’anno, prima che a tutti gli altri, viene spontaneo associare tempo brumoso, piovoso e nebbioso se non novembre? Le piogge non sono mancate, specie il giorno dei Santi e in abbondanza, e poi vari episodi più moderati si sono susseguiti in una alternanza di cielo coperto e cielo misto, senza possibilità, finora, di dare spazio al sereno prevalente lungo un’intera giornata.
L’elemento del clima che si è forse ancor più distinto in questo avvio di novembre è stato però il vento. Placatasi la tramontana scura con la pioggia del 1° novembre, alla calma notturna era seguito un debole vento di libeccio nelle ore diurne di martedì 2, quando la pausa delle precipitazioni veniva interrotta solo da qualche piovasco intorno alle ore 17. Il 3 appuntamento con il secondo passaggio perturbato, che recava pioggia debole ad intervalli notte e mattino e, tra le ore centrali e quelle serali, anche a rovesci più arditi con temporali fra le 18 e le 19 circa. La ventilazione si manteneva lieve e dai quadranti meridionali.
Più fresco e gagliardo era invece il ‘marino’ di giovedì 4, dal tempo più vario, condito di brevi temporali fra la notte e l’alba e poi piovaschi alternati a schiarite in mattinata e nel pomeriggio. Che il libeccio si fosse fatto decisamente più fresco lo testimoniavano le spruzzate di neve, neve tonda e grandine che avevano imbiancato qua e là i rilievi montuosi più alti.
Venerdì 5, dopo le prime ore del mattino moderatamente fredde ed umide, si instaurava la tramontana, richiamata da depressioni presenti a latitudini più meridionali; il vento, partito come brezza tesa, si faceva più sensibile pomeriggio e sera. Non si trattava di una tramontana generale o ‘vento dell’alpe’ come lo avrebbero detto i nostri vecchi, bensì di quel vento ‘di sopra’ che è congiunto ad un travaso d’aria fredda dal versante emiliano dai valichi più bassi (principalmente il Brattello e la Cisa, quasi per niente il Cirone, il Lagastrello e il Cerreto) e pertanto notoriamente tipico di Pontremoli, dove infatti la temperatura massima, in questi casi, si mantiene più bassa che in altre località a pari quota.
Il ventaccio suddetto, sabato con le schiarite e domenica con il cielo grigio, imperversava impetuoso e a raffiche fino a 60 km/h per due giorni e mezzo, attenuandosi solo la sera di domenica in concomitanza di una breve piovuta, in omaggio a quel proverbio piemontese che recita cita pieuva fa chité gran vent (piccola pioggia fa quietare vento forte).
Le parziali schiarite di lunedì 8 non duravano molto e non erano ancora affidabili; poco dopo le 11 tornava a destarsi il solito vento, rendendo le ore del mezzodì e del primo pomeriggio più fredde di quelle del tardo mattino a causa del travaso d’aria già descritto sopra. In serata, il vento assumeva di nuovo la qualifica di burrasca e la manteneva nella notte di martedì 9, per poi attenuarsi in parte grazie ad un altro episodio di… cita pieuva verso le 8 del mattino, dopodiché riprendeva a soffiare.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni

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