Giornata del Rifugiato: quel mondo di “invisibili” relegati in campi di “accoglienza”

Celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato: si stima che nel mondo siano 82,4 milioni

La veglia di preghiera per la giornata mondiale del rifugiato 2020 nella Basilica di Santa Maria in Trastevere

“Due giorni fa abbiamo annunciato che un numero senza precedenti di persone è stato costretto a fuggire dalle proprie case. Oltre 82,4 milioni di uomini, donne e bambini hanno visto il loro mondo capovolgersi a causa della guerra, della violenza e della persecuzione. Mentre noi abbiamo trascorso gran parte dell’ultimo anno a casa per rimanere al sicuro, loro sono dovuti fuggire dalle loro case per salvarsi la vita. E mentre i leader mondiali sembrano incapaci o restii a fare la pace, sempre più persone costrette a fuggire ne pagano il prezzo. Solo negli ultimi tre anni, circa un milione di bambini sono nati in esilio. Cosa riserverà loro il futuro? Quali opportunità avranno per realizzare il loro potenziale?”.
Non sono affermazioni di Papa Francesco o di qualche responsabile di organizzazione non governativa operante nel mondo dell’emigrazione. È una dichiarazione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato celebrata domenica scorsa, 20 giugno.
La Giornata, che per la verità non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato da parte dei mezzi di comunicazione e dei politici, vorrebbe far affiorare alla coscienza di ognuno il dramma di milioni di persone che nel mondo, non solo sulle coste italiane, sono costrette ad affrontare l’ignoto nella “speranza” di salvare la pelle. I numeri non sono inventati. Il mondo dei profughi è abbondantemente superiore, per farsene un’idea, alla popolazione italiana.
Ma è un mondo di “invisibili”, di gente relegata spesso in campi di accoglienza, abbastanza simili a campi di concentramento, lontano dagli occhi perché i garantiti possano vivere sonni tranquilli. Si tratta di gente costretta a fuggire dalla propria terra lasciando la propria casa e i propri affetti, non per un capriccio, ma a causa di guerre, carestie, difficoltà economiche. Anche le guerre spesso sono ignorate, perché operate in terre che non hanno grande incidenza politica o economica. Difficilmente assurgono agli onori delle cronache. Sta di fatto che, secondo i report dell’Onu e delle organizzazioni umanitarie, i rifugiati sono, non raramente, esposti a violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.
L’Alto Commissario prosegue: “La Giornata Mondiale del Rifugiato dovrebbe servire a ricordare ai politici la necessità di aumentare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e le crisi, e l’imperativo di proteggere le persone indipendentemente dalla loro etnia, dalla loro nazionalità, dal loro credo o da altre caratteristiche; la necessità di denunciare e combattere l’ingiustizia, invece di alimentare le divisioni e fomentare l’odio, di decidere di trovare soluzioni pragmatiche e durature alle crisi, invece di incolpare gli altri o diffamare le vittime. In poche parole – conclude Filippo Grandi – i leader devono farsi avanti e lavorare insieme per risolvere le sfide globali di oggi”.
Tra i diritti del rifugiato c’è anche la proibizione dei respingimenti. Si sa, purtroppo, come stanno andando le cose dalle nostre parti. Con amarezza e una certa dose di ironia Save The Children sottolinea “le responsabilità dell’Europa, premio Nobel per la Pace, che resta a guardare le violenze senza garantire adeguata protezione e accoglienza a chi ha meno di 18 anni”. Il tutto supportato da un rapporto, che vedrà la luce a breve, riguardante i confini con la Francia e la Slovenia.
Intanto nel Mediterraneo cresce il numero dei morti e dei dispersi. La rotta nel Mare nostrum è tra le più pericolose del mondo. Nel tentativo di raggiungere l’Italia, la Spagna, la Grecia o Malta si stima siano 807 le persone morte o disperse in mare dall’inizio dell’anno (i dati sono aggiornati al 14 giugno 2021) mentre 32.000 sono i migranti arrivati sulle coste meridionali dell’Europa (Italia, Francia, Spagna) in gran parte via mare, soprattutto dalla Libia, circa 2.500 via terra. I principali Paesi di origine sono Bangladesh, Tunisia, Siria, Costa d’Avorio, Eritrea, Guinea, Sudan, Egitto, Afghanistan.
I minori, spesso non accompagnati, sono il 24,7%, le donne il 9%. A metà giugno l’Italia ha accolto 16.819 persone. Di tutte le persone salvate o intercettate in mare solo una parte è stata portata in luoghi sicuri come richiederebbe la Carta dei diritti dell’Uomo e del Rifugiato, oltre 13.000 sono state riportate in Libia. Per completare il quadro (i dati sono del 2020) 82,4 milioni di persone sono in fuga. Di questi 45,7 milioni sono sfollati all’interno del loro stesso Paese e circa 34 milioni sono bambini e ragazzi al di sotto dei 18 anni. I rifugiati sono 26,3 milioni e circa 4 milioni i richiedenti asilo. Ma c’è anche chi non ha nazionalità: si stima che 4,2 milioni di persone siano apolidi.
Per evitare equivoci e paure è opportuno sapere anche che il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta, che mantiene un contingente medico e infermieristico presso l’Hotspot di Lampedusa ha effettuato oltre 7.700 tamponi per i rilevamento del virus Sars-Cov2.

Giovanni Barbieri

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