Moroello e Dante visti dagli studenti del “Pacinotti-Belmesseri”

In diretta streaming sabato 15 maggio due studenti portavoce dei loro compagni delle classi II A e II B del corso MAT dell’Istituto Pacinotti – Belmesseri hanno letto il risultato delle loro ricerche su Moroello Malaspina marchese di Giovagallo, definito da Dante “vapor di val di Magra”, un fulmine avvolto in dense nuvole, portatore di feroce tempesta.
L’iniziativa rientra nelle sollecitazioni del comitato “Giovagallo luogo dantesco”. Guidati dalla prof.ssa Olga Ricci gli studenti hanno raccolto notizie da passi della Commedia e da vari studi sul soggiorno di Dante in Lunigiana, dove di sicuro fu accolto esule nel 1306 e il 6 ottobre fu delegato a firmare per i Malaspina la pace di Castelnuovo Magra col vescovo-conte di Luni. Siamo nel periodo 1306-1307 in cui iniziò a scrivere la Commedia.
Dante e l’uomo d’ armi Moroello forse avevano combattuto insieme nella battaglia contro gli aretini nella piana di Campaldino nel 1289, schierati nelle opposte fazioni dei guelfi Bianchi (Dante) e Neri (Moroello), ma amici, legati da reciproca stima; è questa un’esperienza concreta di alto valore formativo per i giovani: si possono, anzi, si devono avere idee diverse per fare la democrazia, ma senza rancore verso la persona che le sostiene, un valore etico alquanto compromesso nel nostro presente.
Gli studenti hanno accolto con interesse l’iniziativa che ha fatto loro incontrare un personaggio meno conosciuto di altri del casato dei Malaspina, ricchi di valore in guerra e generosi.
Gli studenti hanno dato risalto soprattutto a Moroello, lo ritengono il più importante dei Malaspina, vincitore contro i guelfi bianchi nel 1297, nella presa di Serravalle Pistoiese nel 1302 e conquistatore di Pistoia nel 1306, una vittoria dei Neri che segnò anche la rovina degli esuli bianchi fiorentini. Fu podestà a Bologna, a Milano fu in rapporto con Matteo Visconti e accanto all’imperatore Arrigo VII nella sua impresa italiana del 1311-1313. Moroello è capostipite del ramo Malaspina di Giovagallo, marito di Alagia Fieschi “buona da sé”, che Dante conobbe e seppe della buona fama di cui godeva.
Col pronipote Giovanni, morto “pupillo” poco dopo il 1347, si estinse la linea dei marchesi di Giovagallo, Madrignano, Riccò, Virgoletta e di altre terre già comprate dal marchese Franceschino di Olivola, feudi avevano anche nelle diocesi di Verona, Piacenza e Bobbio. Sono possessi che tornarono in parte al ramo di Mulazzo e a quello di Villafranca. (m.l.s.)

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