Allargare le maglie delle restrizioni purché non sia “liberi tutti”

La battaglia tra “aperturisti” e “rigoristi” è in atto da tempo; i rigoristi, prudenti nell’allargare le maglie delle restrizioni, tengono conto soprattutto dell’andamento dei numeri del Covid, dando la precedenza alle esigenze della salute. Gli aperturisti, dal canto loro, sostengono che si può anche morire di crisi economica e di rigore e premono perché le tante attività possano riprendere il loro ritmo.
A tutti piacerebbe andare al cinema, a una partita di calcio, in palestra, al ristorante, in pizzeria… perfino a scuola e al lavoro. Probabilmente anche il ministro della salute Speranza non attende altro che il momento del ritorno alla normalità.
È difficile pensare che sia tanto masochista da godere di essere ogni giorno oggetto di critica, per usare una parola cortese e politicamente corretta. Che la Meloni faccia opposizione e, quindi, non perda occasione per alzare la voce sta nella normalità delle vicende italiane. Anche se pare che in qualche Paese d’Europa vi sia una certa tregua nelle polemiche tra maggioranze e minoranze politiche, vista la gravità della situazione e visto che il bene comune esige unità di intenti.
Quello che fa più riflettere è, invece, l’atteggiamento di Salvini. È noto che egli debba sempre avere qualche problema da cavalcare (oggi sono le difficoltà degli operatori dei vari settori) e un “nemico” da combattere. Da un po’ di tempo il bersaglio delle sue polemiche è il ministro Speranza. Defenestrato Arcuri, pensava di poter continuare. Da qui le continue critiche, arrivando a parlare del ministro come di uno che “vede solo rosso”.
L’ultima sua dichiarazione al Tg5 circa la permanenza di Speranza al ministero: “Se fa il suo lavoro sì, se fa solo politica vedendo solo rosso e continuando a parlare di chiusure, chiusure, chiusure no”; come se potesse essere lui a decidere. A detta di Salvini, Speranza sarebbe un cavaliere solitario che sfida l’opinione pubblica per il puro gusto di soddisfare le sue ideologie. Il leader della Lega spesso si vanta dei successi, a dir la verità ancora tutti da dimostrare, di questo governo di cui fa parte.
Stranamente, quando è sulle piazze o davanti a un microfono, crede di essere ancora all’opposizione e alza ogni volta l’asticella sulle aperture per prendersi il merito delle eventuali decisioni in tal senso.
Draghi le ha annunciate di persona proprio per rivendicarne la scelta. Ha parlato di “rischio calcolato”, ben sapendo che i problemi legati alla pandemia non sono risolti. I morti sono ancora tanti, le terapie intensive hanno ancora un numero di degenti preoccupante, ma i tempi sono diversi da ieri e si spera soprattutto nella vaccinazione.
Non deve, però, essere un “liberi tutti”: è una specie di scommessa nelle mani dei cittadini. Non si può sicuramente abbassare la guardia circa le regole da osservare. La Sardegna dovrebbe insegnare qualcosa.

Giovanni Barbieri

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