Iniziare a risorgere

Domenica 4 aprile – Domenica di Pasqua – Risurrezione del Signore
(Mc 16,1-7)

“Passato il sabato”, attraversare senza fretta ogni sabato della vita, camminarlo con lentezza, quella propria del tempo che concede silenzio e cura. Passare il sabato è imparare a vivere rallentando il respiro, respirando il respiro di Dio. Risorgere non è qualcosa che sarà, si risorge adesso, ogni volta che ci immergiamo in quel silenzio profondo che ci permette di rallentare la vita, sciogliere le tensioni, guardarci con infinita compassione. Pasqua non è evento che sarà, alla fine, è ciò che sperimentiamo già qui, in ogni respiro che scende in profondità, ad accarezzare le nostre resistenze, a baciare le nostre rigidità. Risorgere è lasciarsi partorire dal sabato.
“Comprarono oli aromatici per andare a ungerlo”. Resurrezione non è qualcosa che sarà, è il profumo della vita che sperimento già qui, adesso, quando riconosciamo di essere vivi grazie alle profumate unzioni amorose che i fratelli e le sorelle stendono sulle nostre carni affaticate. Quando sentiamo il profumo di incenso e di mirra ad illuminare come foglia d’oro il Natale di ogni vita che nasce. Quando piangiamo d’amore con la donna del Cantico che nel profumo respira il suo amato, quando entriamo nelle lacrime della donna che bacia e accarezza i piedi di Gesù. Viviamo da risorti se la nostra storia è raggiunta dal profumo anche quando è incastrata in un sepolcro. Viviamo da risorti se le nostre parole, i gesti, i silenzi, il nostro camminare la vita sanno profumare almeno qualche volta le storie che incrociamo. (Poi il profumo non lo vedi ma è ciò che penetra ogni cosa, poi il profumo rimane sul palmo della mano di chi accarezza e di chi è accarezzato, poi il profumo arriva anche quando abbiamo gli occhi chiusi).
“Di buon mattino, il primo giorno della settimana (…) al levare del sole” Resurrezione non è qualcosa che sarà ma è qualcosa che è già qui, quando sentiamo il respiro delle cose che iniziano. Risorgere è lasciarsi toccare il cuore dal mattino che si schiude paziente al sorgere del sole, è respirare tutti i primi vagiti dei bambini che stanno nascendo, è commuoversi per i cuori che si stanno innamorando per la prima volta, è morire con chi muore sentendo che quello è solo un nuovo inizio, è commuoversi per il primo passo, per il primo bacio, per la prima parola, ma anche per la prima delusione, la prima caduta, la prima sconfitta. È imparare ad abitare ogni istante sentendo che ogni attimo è primo perché unico. E imparare umilmente da questi continui inizi. Imparare la disciplina del sorgere del sole in ogni ombra, alzarsi presto, alzarsi sempre, levarsi con il sole per riconoscere che ogni crisi, ogni morte, ogni apparente chiusura è solo un nuovo principio. Resurrezione è lasciarsi partorire da chi ci custodisce con sguardi ri-sorgenti.

don Alessandro Deho’

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