Per il momento che vive il Paese il piccolo cabotaggio non basta più

Il momento davvero critico che il Paese sta attraversando obbliga a riflettere su ciò che ci attende nel futuro più o meno prossimo. Delle speranze affidate al demiurgo Draghi e delle prevedibili insidie che lo attendono abbiamo scritto la scorsa settimana e scriviamo di nuovo anche in questo numero. Qui vogliamo cercare di prospettare alcuni degli ostacoli più significativi che Draghi sarà chiamato ad affrontare.
Il Paese è giunto a questo punto come un pugile suonato e messo all’angolo. Inutile elencare tutti i nostri problemi, vecchi e nuovi, che rischiano di vanificare qualsiasi disponibilità o volontà di soluzione. Solo considerando le categorie poste in crisi dalla pandemia e bisognose di “ristori” risulterebbe un programma di aiuti che esaurirebbe in poco tempo ogni fondo. Eppure anche di questo c’è bisogno. Ci sono, però, nel nostro Paese alcuni ambiti nei quali una programmazione proiettata su un certo numero di anni potrebbe davvero dare un valido contributo ad una ripresa reale. Senza strafare, ne proponiamo tre, in quanto caratterizzati da lunghe attese e da tante promesse mai mantenute.
La scuola: quanti governi abbiamo sentito promettere rivoluzioni per poi naufragare in ritocchi che hanno peggiorato la situazione? Eppure tutti concordano sul ruolo fondamentale di una istituzione che rappresenta un investimento – in capitale umano ma anche economico – sul quale gli Stati più strutturati scommettono da tempo. A mente, dalla riforma Berlinguer di inizio secolo, nessuno ha più avuto la forza o l’intelligenza di proporre qualcosa di risolutivo. Fino a giungere a questi giorni in cui il reclutamento dei supplenti è andato totalmente fuori controllo.
La sanità: sarebbe inutile definirne l’importanza, viste le batoste rimediate in questi mesi. Dopo aver assistito, nel nome dei bilanci, allo smantellamento o quasi della medicina di prossimità e dei suoi presidi sul territorio, c’è voluta la pandemia per farci capire che “forse” in quelle decisioni qualcosa di sbagliato c’era e che i piccoli ospedali, che appaiono inutili in tempi di vacche grasse, possono rivelarsi, assieme ad un adeguato numero di operatori, risorse inestimabili in tempi meno favorevoli.
La famiglia: parole su parole si sono gettate al vento sulla necessità di “aiutare” le famiglie. Possono esserci situazioni (e sono tante) che richiedono sostegni economici immediati, ma soprattutto c’è bisogno di ripensare la struttura di una società che ha spinto sempre di più verso l’emarginazione l’idea di dar vita ad una famiglia.
Questi settori – ed altri ancora – necessitano di investimenti “virtuosi”, capaci di cambiare in profondità il quadro attuale. Saprà il demiurgo Draghi resistere alle tante sirene che incontrerà dal giorno dopo in cui il Parlamento gli avrà concesso il voto di fiducia?

Antonio Ricci

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