Il nome dei desideri

Domenica 17 gennaio – II del tempo ordinario
(1Sam 3,3-10.19; 1Cor 6,13-15.17-20; Gv 1,35-42)

03vangeloLa sequela dei primi discepoli interroga Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano. Lui è stupito, loro non dicono nulla. Stupore per questi due uomini che lasciano il maestro di una vita ma che, nello stesso gesto, raggiungono il grado più alto di obbedienza proprio ai suoi insegnamenti. Gesù si volta verso di loro, che lo sguardo di Gesù ha questa capacità di raccogliere chi è alle spalle. Non è solo lo sguardo profetico su ciò che sarà ma è sguardo amante per ciò che già c’è. Anche di piccolo. Come la storia di due uomini che decidono di seguirlo solo perché è stato detto loro. Anche questo diventa occasione. è una pagina di pura perfezione. è il mondo come dovrebbe essere. è invito rivolto a ognuno di noi: saper costruire uno sguardo capace di raccogliere. Di fermarsi, di guardare chi già c’è e di gioire. Saper fidarsi della testimonianza dei maestri. E poi quella domanda bellissima: “Che cercate?”. Nessuna sbavatura, Gesù scende nel cuore della vita. Grande coraggio. Per nulla preoccupato di dover dare risposte rassicuranti Gesù osa. Osa rimandare l’uomo ai suoi desideri. Sceglie la via rischiosa di far emergere la verità dal cuore degli uomini. Solo se scendi a dare nome ai tuoi desideri puoi iniziare un cammino di vera sequela. Nessuna facile risposta solo il coraggio di una domanda e di un luogo: dove dimori? Venite e vedrete. Non vi lascerò soli, scenderemo insieme nel cuore del vostro desiderio. C’è una libertà immensa in queste parole. E io non riesco a non pensare che non si tratta solo di mondo perfetto ma di invito alla conversione delle nostre prassi di evangelizzazione. Mi pare che non abbiamo ancora imparato il coraggio di Gesù, quello di chi osa chiedere al fratello: ma cosa sogni davvero? Cosa cerchi? Vuoi fare casa con me? Vuoi che cerchiamo insieme di dare un volto buono a questa vita che ci è capitata addosso? I due discepoli rimangono. Sono le quattro. E non lo dimenticheranno mai più.

don Alessandro Deho’

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