Una chiamata all’artigianato della pace

Fratelli tutti. Il settimo capitolo dell’enciclica

03Papa_FrancescoOccorre ricominciare dalla verità. Dalla verità, intesa nella stretta relazione al coraggio nel professarla in modo aperto: un esercizio orientato alla riconciliazione, che richiede la resistente pazienza tipica dell’artigiano. Un artigiano della pace, intelligente, in ascolto delle cause che hanno originato conflitti e lacerazioni; coraggioso nel denunciare l’ingiustizia e nel praticare la giustizia.
Bergoglio fa ricorso a un’idea di verità storica, di verità della giustizia umiliata (cap. I, § 13). Ora, posso leggere con profitto la storia se sono in grado di proiettare uno sguardo critico sul presente. Ma così si alza il livello di difficoltà nell’impresa dell’artigiano della pace, perché l’accesso a quello sguardo è difficilmente avvicinabile e perché le società occidentali contemporanee inducono a una comprensione dei diritti umani come spinta alla sacralizzazione dell’individuo, scindendo e trasferendo i doveri dalla loro collocazione di senso, cioè nella stretta connessione evolutiva con i diritti. A intersecare questa linea di sviluppo è la narrazione di un progresso scientifico e tecnologico dal quale nascerebbe un’umanità nuova. Tutto ciò rende difficile assumere quello sguardo critico sul presente.
Su questo limite è necessario che le confessioni cristiane si confrontino, in un quadro in cui i vari soggetti in campo sono toccati da importanti responsabilità, come da croniche fragilità.
38Encliclica_Fratelli_TuttiQuesto mondo ostacolato nell’esercizio di uno sguardo critico è un orizzonte frammentato nel quale, a ragione, Bergoglio introduce il suo appello alla giustizia e alla riconciliazione; un appello che, tuttavia, per essere riconoscibile deve portare con sé il riferimento a una visione della giustizia, ad un senso della riconciliazione. Infatti, un esito della polverizzazione delle visioni del mondo è la dispersione dei riferimenti materiali, culturali e storici, a cui giustizia e riconciliazione sono legati – o potrebbero esserlo ancora.
Se ricominciare dalla verità (§ 226) vuol dire ricominciare da un parlarsi franco, nell’esercizio della memoria, nell’assunzione del passato per liberare il futuro, allora questo percorso di un nuovo incontro bisogna che emerga anzitutto dal rapporto con gli ultimi (§ 233). Bergoglio cita i vescovi latinoamericani: L’opzione per i poveri deve portarci all’amicizia con i poveri (§ 234). Ma non basta, perché quel rapporto sarebbe comunque asimmetrico: io posso sceglierli, loro non possono scegliermi, perché invece ne sono costretti. Ecco allora che tale amicizia con i poveri avrà senso in quanto potrà promuovere un processo di riconoscimento e di amicizia tra i poveri, perché smettano di lottare tra loro, di idolatrare la figura svuotata dell’Occidente e sostengano un processo di conoscenza delle cause delle ingiustizie economiche.
Sono amico del povero se con lui provo a leggere la storia, sua e mia. Se sostengo questa causa e gli chiedo perdono e sono io a rimettergli il debito, la schiavitù alla quale l’ho costretto. Sarà per questa via che potrò con lui dipanare la matassa della storia fallimentare dell’umano. Chiedo perdono se gli rimetto il debito e, se lo faccio, annuncio l’evangelo della grazia che potrà essermi annunciato da lui, lontano dal risentimento, da ogni volontà di farmi pesare il fallimento nel quale sono più volte caduto, costringendolo a una vita miserevole.
Un testo articolato è il capitolo VII dell’enciclica; un contributo autorevole alla riflessione, una chiamata all’artigianato della pace.

Massimo Marottoli
pastore valdese
in servizio a Carrara e alla Spezia

Condividi