C’è ancora bisogno di unità di intenti, il lavoro non è facile

19editoriale“Preghiamo oggi per i governanti che hanno la responsabilità di prendersi cura dei loro popoli in questi momenti di crisi: capi di Stato, presidenti di governo, legislatori, sindaci, presidenti di Regioni… perché il Signore li aiuti e dia loro forza, perché il loro lavoro non è facile. E che quando ci siano differenze tra loro capiscano che, nei momenti di crisi, devono essere molto uniti per il bene del popolo, perché l’unità è superiore al conflitto”.
Questa era l’intenzione di preghiera pronunciata da Papa Francesco sabato 2 maggio all’inizio della Messa in S. Marta. La Fase 2, nella quale il Paese è chiamato a convivere con il coronavirus, è ormai avviata. È un momento delicato e l’invito di Papa Francesco ad essere “molto uniti per il bene del popolo” non è affatto superfluo e infondato. Non è piacevole limitare le libertà personali, ma quando in gioco c’è la vita, propria e degli altri, certi sacrifici sono necessari.
La prima fase ha costretto un po’ tutti al silenzio. Ora sembra iniziata la stura degli attacchi, soprattutto al presidente Conte. C’è chi pensa che il futuro del governo si giochi nelle prossime settimane. I malumori sono tanti e le voci disperate arrivano da ogni settore produttivo e sociale del Paese. Non esiste oggi, in Italia, se si esclude forse l’agricoltura che però soffre di altri problemi, un settore dell’industria o del commercio che non sia in grave difficoltà.
La crisi è totale e ancora nessuno sa come risolverla né quale sarà il nostro futuro. Per questo le richieste estemporanee di sostituzione di Conte o le proposte di “pace fiscale fino al termine della crisi” (che fa pensare ad un condono a favore degli evasori), sembrano proprio inopportune, se non dannose. Non è una soluzione la pace fiscale come non la è l’idea del “denaro a pioggia”.
Su questi temi e sul ruolo dell’Europa si gioca la partita. Una partita che non trova unita neppure la maggioranza. Sono i frutti della crisi. E nella crisi servirebbe una maggiore unità di intenti, come consiglia Papa Francesco. Ma non c’è soltanto la crisi politica. C’è quella del popolo, con tutte le sue attese e le sue paure, con le limitazioni che rischiano di portarlo a uno stress insopportabile. Le case oggi non sono più una prigione. Si può uscire.
La prima giornata della Fase 2 è risultata tranquilla. Eppure, dati del Viminale, le persone sanzionate in via amministrativa per i divieti sugli spostamenti sono state 3.691; 98 le persone denunciate per false attestazioni nell’autodichiarazione, 11 quelle denunciate per violazione della quarantena. Sono ancora troppe.
Alla crisi deve corrispondere anche una unità di intenti da parte di ogni cittadino perché la pandemia non è affatto sconfitta e alcune regioni sono ancora sotto violento attacco. Il rispetto delle “regole” si impone come necessità inderogabile.

Giovanni Barbieri

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