Domenica 23 febbraio, VII del tempo ordinario
( Lv 19,1-2.17-18; 1Cor 3,16-23; Mt 5,38-48)
Perché l’ equilibrio, in fondo, tranquillizza. è rimettere le cose a posto. è annullare le differenze, è ridurre a zero spinte contrarie, è la dilatazione della tranquillità, è un paesaggio senza vento. è l’illusione di avere tutto sotto controllo. L’equilibrio, negli affari di giustizia, è limite alla bestialità della vendetta: occhio per occhio, dente per dente. è già un successo. Pareggiare le forze in campo nell’ambito della violenza, riportare, secondo legge, le cose a come stavano prima, a prima del momento in cui il mio avversario mi ha colpito. E per far ritornare le cose a posto: forza uguale e contraria: un dente, e solo un tuo dente, per un mio dente.
Un occhio per un occhio. No, non c’è brutalità in questa legge, non c’è cattiveria, c’è tanto equilibrio. In equilibrio i piedi sono fermi, stabili, il mondo è sotto controllo, lo sguardo contiene. In equilibrio sta solo chi è fermo. Gesù invece camminava e dice a noi che l’uomo non è fatto per adagiarsi sull’equilibrio. O almeno su questa idea di equilibrio così passiva e così morta. Gesù, nel cuore della legge del taglione, inventa un’apertura epocale, che è ancora ferita, che nemmeno duemila anni dopo riusciamo a comprendere, che in fondo non condividiamo, che ci sembra solamente un paradosso. Che è folle, perché squilibrata. Perché rompe l’equilibrio di una giustizia che chiede risarcimento.
Ma io vi dico. E il mondo non sarà più quello di prima: squilibrio.
Io vi dico che vera felicità è essere dalla parte di chi riesce a non rispondere alla violenza con la violenza. Io vi dico che vera umanità è credere che il muro contro muro non porti nulla se non distruzione, io vi dico che opporsi con violenza alla violenza provoca solo altra violenza. Io vi dico che è davvero forte chi lascia scivolare via da sé ogni forma di violenza. Non gli si oppone come uno scoglio con l’onda del mare ma, come il mare stesso, riprende l’onda e la lascia scivolare nell’infinito.
Se uno ti dà uno schiaffo tu rompi l’equilibrio: porgi l’altra guancia. Io vi dico che vera umanità è essere così liberi dal possesso delle cose che quando vi chiedono la tunica si può arrivare a donare anche il mantello. Rompi l’equilibrio, sorprendi l’avversario, crea una situazione inaspettata che vada oltre il muro contro muro, inventa una forza di squilibrio capace di confondere le logiche del male.
Io vi dico di moltiplicare i chilometri di prossimità. Non vivere la vita come una marcia forzata ma inserisci lo squilibrio folle di chi raddoppia il cammino con il fratello. E lo squilibrio ancora più forte di chi accetta di prestare pur di non voltare le spalle. Questo è rompere l’equilibrio, questo è inserire una novità, la novità cristiana, dentro le logiche del mondo.
don Alessandro Deho’



