Giornata del Malato: “Venite a me e io vi darò ristoro”

Celebrata anche in Diocesi la 28a edizione

08Giornata_Malato2020aMartedì 11 febbraio – memoria liturgica della prima apparizione della B. V. a Lourdes – si è celebrata la 28.ma Giornata Mondiale del Malato che ha avuto come tema di riflessione e di preghiera il versetto di Matteo “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”.
Per l’occasione Papa Francesco ha dichiarato che le parole che Gesù pronuncia indicano il misterioso cammino della grazia che si rivela ai semplici e che offre ristoro agli affaticati e stanchi.
Queste parole esprimono la solidarietà del Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, di fronte ad una umanità sofferente.
Quante persone soffrono nel corpo e nello spirito! Egli chiama tutti ad andare da Lui, “Venite a me”, e promette loro sollievo e ristoro. Gesù rivolge l’invito agli ammalati e agli oppressi, ai poveri che sanno di dipendere interamente da Dio e che, feriti dal peso della prova, hanno bisogno di guarigione.
08Giornata_Malato2020bTutto questo diventa allora occasione – come ha ricordato don Cesare Cappè, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute – “per promuovere nelle nostre comunità quella vicinanza alle persone che sono nella sofferenza, causata da una malattia fisica o ancor peggio spirituale, che abitano le nostre case o le strutture ospedaliere del nostro territorio…”.
08Giornata_Malato2020cNella nostra Diocesi la Giornata ha visto la solenne Liturgia eucaristica a Massa al Santuario dei Quercioli: presieduta dal Vescovo diocesano, mons. Giovanni Santucci, ha visto la presenza di sacerdoti, diaconi, religiose, anziani, portatori di handicap, operatori sanitari e soprattutto di numerosi volontari, che hanno dato, insieme ai giovani dei Quercioli, un prezioso contributo per lo svolgimento della celebrazione. Nella sua omelia il Vescovo Giovanni ha, tra l’altro, sottolineato l’attualità del messaggio che ci viene da Lourdes, “il luogo per eccellenza della preghiera, della confessione e, attraverso l’acqua, il luogo della nostra rinascita a vita nuova”.
La celebrazione ha toccato il suo apice quando i concelebranti hanno amministrato, a numerosi anziani e ammalati presenti, l’Unzione degli Infermi, sacramento dato “per la liberazione dai peccati, per la salvezza dell’anima e per la salute del corpo”. Il canto finale dell’Ave di Lourdes – in una chiesa immersa nel buio ed illuminata soltanto dalle fiammelle delle candele accese – ha concluso una “Giornata” intensa e partecipata.

Michele Marrocu

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