Rompere gli indugi

Lunedì 6 gennaio, Epifania del Signore
(Is 60,1-6 ; Ef 3,2-3.5-6 ; Mt 2,1-12)

01vangeloI magi sono sapienti che cercano un luogo: dove è colui che è nato? L’inizio del Vangelo di oggi è la narrazione di come l’uomo cerchi e riesca a trovare le coordinate dell’ingresso di Dio nel mondo. Ed è curioso che non si dia spazio al dubbio, che deve nascere è sicuro, vero problema è dove e quando. Problema per i magi, ma problema che diventa una possibilità. La possibilità di andare a verificare. Di andare a vedere. Hanno interrogato il cielo e il cielo ha risposto.
Persino l’astrologia si è piegata alla provvidenza, Dio nasce a Betlemme, persino le stelle lo dicono, sembra che il vangelo suggerisca che basta fare bene il proprio mestiere per iniziare il cammino di avvicinamento a Gesù. Poi è vero, i magi sbagliano strada, ma così incrociano la sapienza della Bibbia: da Erode trovano capi dei sacerdoti e scribi del popolo. Incontrano la profezia. La profezia è ancora più precisa. Dirà senza ombra di dubbio il dove e il quando. Ma la stella non si accende. Neppure la profezia è sufficiente.
Sapere e Profezia si incontrano sotto i tetti di Gerusalemme, a un passo dalla verità, ma non riescono a raggiungerla. La stella si accende solo quando i magi ricominciano a camminare. E allora comprendiamo: la verità vuole il sapere dei magi, la profezia dei sapienti ma anche il cammino degli innamorati.
Erode non cammina. E per lui la stella non si accenderà. Erode non cammina, Erode rimane, patetico manichino del potere, incapace di muovere un passo, profondamente impaurito. Io credo che un po’ di paura sia legittima. Che Erode un po’ di ragione l’abbia. Basta guardare i doni che i magi portano a Gesù. Quelli sono tre indizi fondamentali per narrare la nostra fede e quindi anche le nostre paure di credere. L’oro. Dicono che l’oro sia simbolo della regalità. L’oro è dono per un re.
Fede è riconoscere Gesù re della nostra storia. Ma come si fa a non aver paura? Ad avere un re così debole e fragile. A credere in un re disarmato, in un re che non conosce altra giustizia che non sia misericordia? L’incenso. Dicono che sia simbolo della divinità. L’incenso è per Dio.
Ma come possiamo non sentire un brivido di paura quando ci dicono che Dio è un bambino che possiamo tenere tra le braccia? Come non aver paura nel sapere che Dio è così terribilmente umano e fragile? La mirra. A ungere un cadavere. Le cose sono serie, c’è già profumo di morte. E abbiamo paura. Come possiamo non sentire un brivido pensando che a un Dio che non starà fuori dalla morte ma nella morte ci entrerà fino in fondo?
Ti chiediamo Signore la forza di assumere la regalità della vita che si chiama libertà, di accogliere l’incenso che apre all’infinito, di prendere la mirra che offre alla vita un motivo per donarsi. Te lo chiediamo con paura, con timore e tremore.

don Alessandro Deho’

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