Libertà e sicurezza: percezione e realtà delle situazioni

Analisi del filosofo del diritto Giovan Battista Ratti per Unitre Pontremoli-Lunigiana

01manifestazioneLa civiltà giuridica ha definito tante libertà, positive (di pensiero, religione, difesa, inviolabilità della persona e del domicilio…) e negative (quello che lo Stato dice che non si può fare: diffamare, uccidere, togliere garanzie).
La sicurezza individuale la garantisce lo Stato che detta le norme e l’operatività del diritto penale. Questo è presupposto di libertà fino a un certo punto. Totalmente sicura fisicamente non è detto che la persona non subirà lesioni. I diritti costituzionali sono macrosituazioni giuridiche e la sicurezza individuale perde sua pregnanza. Il testo costituzionale usa solo 10 volte il vocabolo sicurezza compreso il lessema più ampio di ordine pubblico (art. 13, 16, 17), non servono aggiunte. La nostra Costituzione non ha lo “stato di emergenza” neppure per il terrorismo; non ritiene necessarie leggi speciali, visti i disastri di quelle fasciste. I diritti di libertà sono tolti ma per motivi gravi sulla base di una legge confermata dal giudice. Ci sono buchi giuridici: es. fino a 180 giorni vengono trattenute persone. Troppo. Lo stato usa un modo ingannevole: dà al giudice di pace, magistrato non togato, il potere di convalidare o no la detenzione dell’imputato, è aggirato l’art. 13 sull’inviolabilità della libertà personale. Critiche merita una certa politica che vorrebbe risolvere altri problemi (situazione in Libia) solo con norme sicurezza. La legittima difesa è fallimento dello stato: è un “difenditi” da solo.
CostituzioneLa sicurezza collettiva oggi rientra nel dibattito contro il terrorismo, ma gli errori sono tanti. Esempio: l’attacco alle Torri gemelle portò il calo dell’uso dell’aereo con numero maggiore di morti; fu fallacia di ragionamento. Per i migranti c’è uguale reazione parossistica che induce percezione di insicurezza. Si vieta lo sbarco di persone: sacro dovere dello Stato è tutelare i confini, ma non siamo in guerra: ci sono madri con bimbi nati anche da stupri subiti nel passaggio libico, poveracci ustionati da mix di acqua e benzina da tenere lontani per difendere i confini. É surreale! Per giustificare il divieto di sbarchi si dice che sulle navi ci potrebbero essere terroristi; questi hanno ben diversi mezzi di spostamento. Si fa inganno fornendo dati errati ai limiti di reato di diffamazione degli operatori di salvataggio. Si diffonde un’idea distorta e la si usa per attaccare persone, non per salvarle. L’art. 10 stabilisce diritto di asilo a persone che fuggono da fame, guerra, discriminazioni giuridiche, privazione delle libertà democratiche: è la protezione internazionale. In Italia gli extracomunitari al massimo arrivano a 20mila su 6omilioni di abitanti con gran numero di vecchi: è assurdo parlare di invasione, questo invece è il problema gonfiato da 4 anni. É solo percezione cavalcata da chi sa farlo anche suscitando emozioni e lanciando frasi a casaccio. La realtà è che in Italia il luogo meno sicuro è il luogo di lavoro: 900mila infortuni all’anno e 1.200 morti. Dopo viene la famiglia: gli omicidi scesi a 347 ma di essi 142 sono femminicidi: queste sono le gravi insicurezze. Il rimedio è educare al rispetto degli altri.
01manifestazione1Della sicurezza sociale si parla poco e indirettamente, ma si stanno perdendo diritti propri del liberalismo perché si sta facendo confusione col liberismo economico del mercato senza freni che porta a sospendere leggi precedenti: quota cento per le pensioni, job act sono espedienti abbelliti con lessico inglese ma non si fanno riforme organiche sul sistema produttivo e pensionistico. Si mira a creare una mentalità contro l’Ue dell’austerità solo per avere voti e si sguarnisce la sicurezza sociale, si vuol far credere che c’è qualcuno che fa le cose.
Sicurezza giuridica è avere certezza del diritto, un ideale che è utopia pensare di attuarlo in pieno e oggi è sempre più minato. Non lo risolvono i due Decreti sulla sicurezza fatti legge nel 2018, scritti con errori di sintassi (“qualora il reato è commesso”!) e giuridici. Il decreto bis è sciatto, fatto con la tecnica del “taglia e cuci”, esempio di come non deve essere la stesura di una legge ordinata razionalmente, non con sostituzione delle virgole o parti di testo precedente. Inoltre il ricorso al decreto legge è espediente per far approvare il testo dal Parlamento entro 60 giorni dando impronta dell’emergenza. Sono decreti manifesto per placare percezioni di insicurezza. É falsato il rapporto valore del danno e punizione. Invece reato grave è l’evasione fiscale ma è comodo non percepirla tale. Discutibili gli elementi sulla discrezionalità riguardo alla formazione della polizia, al contrasto alle mafie e introduzione del reato di accattonaggio che punisce la povertà, è contro i deboli e quindi contro i migranti. Il blocco stradale, la più pacifica forma di contestazione, ora è reato, come l’occupazione di case con sgombero coatto (ma non per Casa Pound a Roma). Il decreto bis allunga l’attesa della registrazione dei migranti con conseguente nessun servizio fruibile. Ora oltre a quello sportivo c’è il daspo urbano, esclude l’uso di spazi urbani anche sanitari ed è un modo malvagio di mandar via persone non gradite, viola principi fondamentali di civiltà giuridica. I due decreti sicurezza hanno portato a richiami puntuali del Capo dello stato con lettera al Presidente del Consiglio, ma per ora non sono considerati.

(M. L. S.)

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