Loda il Signore Gesù, anima mia

36vangeloGesù parla ai farisei, usando una parabola: “C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e bisso, banchettando splendidamente ogni giorno”. Il comportamento non è cambiato nei secoli: la ricchezza deve essere esibita, non solo per vanagloria, ma soprattutto come segno di potere. Anche il mangiare in eccesso, passando da un banchetto all’altro, parla di ricchezza. I banchetti servivano a festeggiare con i pari grado, e ad esibirsi.
Questo ricco, come molti suoi epigoni, non è mai stato neppure sfiorato dall’idea di condividere alcunché, anche se, secondo la Torah, l’elemosina ai poveri era obbligatoria. Oggi lo vedremmo intento a scegliersi le scarpe ed i vestiti più costosi su lussuose piattaforme on-line, e a fotografare oscenamente tutte le portate dei suoi banchetti, per trasmetterle sui social network, e suscitare invidia. “Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe”.
La parabola ha un altro protagonista: un povero, talmente sfinito che non ha neppure la forza di chiedere l’elemosina. Si limita a giacere davanti alla porta del ricco, sperando di poter mangiare qualche avanzo gettato ai cani, peraltro i soli abbastanza umani da occuparsi di lui, leccandogli le ferite. Un disperato come tanti, ma, al contrario dell’altro, ha un nome.
Gesù dice che si chiama Lazzaro, “Dio aiuta”. Il suo nome si realizza quando muore, perché il suo povero corpo martoriato viene probabilmente gettato in una fossa comune, ma il suo funerale viene officiato addirittura dagli angeli, che, in pompa magna, lo conducono nel seno di Abramo. Lazzaro ha giaciuto per tutta la vita presso la porta del ricco, come un sacco di spazzatura, e ora è innalzato al cielo.
“Morì anche il ricco e fu sepolto”. Gesù per lui non parla di funerali, né di accoglienza nel Regno. Ora i destini dei due uomini si sono invertiti. Il povero è nella gloria di Dio, con i giusti, il ricco giù negli inferi. I percorsi di vita hanno determinato la loro eternità.
Lazzaro è in comunione con Dio , il ricco ne è escluso, e ora vive la stessa condizione che l’altro ha subito in vita, dalla stessa posizione: dal basso verso l’alto. I suoi privilegi sono finiti. Ora deve supplicare; si fa mendicante, gridando verso Abramo. Chiede che Lazzaro sia autorizzato a compiere un gesto d’amore nei suoi confronti.
La risposta è lapidaria: “Figlio, durante la tua vita hai ricevuto i tuoi beni, mentre Lazzaro i suoi mali; ora egli qui è consolato, tu invece sei torturato”. Ma quello insiste. Pensa ai suoi familiari ancora sulla terra. Vuole che Lazzaro vada ad avvertire i suoi cinque fratelli, per far loro cambiare vita.
Ma, ancora una volta, la risposta è negativa. Lazzaro non annuncerebbe nulla di nuovo. Le sacre Scritture, indicano già la via della salvezza. Insiste ancora: “Padre Abramo, se qualcuno dai morti andrà dai miei fratelli, saranno mossi a conversione”.
“Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neppure se qualcuno risorge dai morti saranno persuasi”. Parole definitive, vere anche per noi, che a volte siamo convinti che le Scritture non siano sufficienti, e che occorrano miracoli straordinari per condurre alla fede…

Pierantonio e Davide Furfori

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