Grandi cose ha fatto il Signore Gesù per noi

Domenica 9 dicembre, II del Tempo di Avvento
(Bar 5,1-9; Fil 1,4-6.8-11;  Lc 3,1-6)

46vangeloProbabilmente, anche dopo la stesura del Vangelo da parte di Marco, molti continuavano a credere che gli insegnamenti di Gesù fossero in realtà una raccolta di miti esoterici e spiritualistici. L’evangelista Luca, che assicura di aver fatto approfondite ricerche avvalorate da più fonti, ci assicura che gli eventi che sta narrando sono avvenuti in un preciso periodo storico ed in un delimitato territorio.
Il periodo storico viene indicato da sette personaggi. Il riferimento più esatto è il quindicesimo anno di regno di Tiberio, l’imperatore romano. La data corrisponde al ventisettesimo anno della nostra era. Il territorio è quello ove questi potenti esercitano la loro sovranità.
L’imperatore romano è menzionato perché dominava la Palestina, altri quattro ne sono i governatori, gli ultimi due sono il sommo sacerdote e il suocero di questi, Anna, che era stato sommo sacerdote una dozzina di anni prima. Luca ci ricorda i potenti sia politici che religiosi del territorio palestinese. Probabilmente ha indicato Anna che, sì era ascoltato e potente, ma non aveva incarichi, per giungere a contare sette personaggi e così indicare che tutti – perché il sette è il numero della completezza – sono compresi in questi eventi.
In questo tempo ed in questo luogo la parola di Dio scese su Giovanni. Nel primo capitolo del suo Vangelo, Luca ci ha parlato della nascita di questo personaggio. È il figlio, nato quando ormai non vi erano più speranze, di Zaccaria, un importante sacerdote del tempio. Da quella nascita sono passati all’incirca trentacinque anni. Secondo la tradizione Giovanni avrebbe dovuto essere nel tempio e continuare l’opera del padre.
Come molti in quel tempo, Giovanni contesta il modo tradizionale di vivere il rapporto con Dio. Per questo si ritira nel deserto, per rivivere l’esperienza di salvezza avvenuta nel tempo di Giosuè. Inizia a predicare e portare un messaggio di pentimento e di conversione. Invita ad un nuovo attraversamento del Giordano per un vero ritorno alla terra promessa.
Nella prima lettura il profeta Baruc ci dice “Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e spianare la terra perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.” Nel brano evangelico, il gioioso invito che il Battista porta ad Israele è di preparare la via del Signore, raddrizzare i sentieri, riempire i burroni e abbassare i monti ed i colli.
I due testi sono in contraddizione. Dobbiamo però tenere conto che il Signore ha a cuore la nostra libertà, perché dove non vi è libertà non può nascere l’amore e non può esservi incontro con Lui.
Per questo, Lui per primo, elimina tutti gli ostacoli che si frappongono all’incontro ma ci lascia liberi e non valica gli intralci che volontariamente lasciamo. Il Battista sprona ad eliminare proprio questi impedimenti.

Pier Angelo Sordi

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