Mostraci, Signore Gesù, la tua misericordia

Domenica 15 luglio, XIV del Tempo Ordinario
(Am 7,12-15;  Ef 1,3-14;  Mc 6,7-13)

28vangeloLa volta scorsa Gesù ci ha spiegato le difficoltà a cui va incontro il messaggero della Parola di Dio se agisce nel suo territorio. Proprio tra i suoi concittadini trova più difficoltà. Ma la Parola mantiene la sua potenzialità e, anche se non in tempi immediati, raggiunge le finalità per cui è stata inviata. A volte sembra che i risultati pastorali tardino ad arrivare, ma è solo perché altri raccoglieranno i frutti. Ecco perché il messaggero della Parola non deve scoraggiarsi e abbandonare il campo, ma affidarsi allo Spirito Santo, al quale spettano i risultati.
Stavolta Gesù chiama a sé i discepoli e dà loro potere sugli spiriti impuri. Poi li invia in tutta la Galilea, con regole precise. Prima di tutto, partiranno due a due. Nessun Cristiano agisce da solo, si è Cristiani soltanto in comunità, la volontà di Dio si compie solo come gruppo, mai come singoli individui. Ma non solo: Gesù dice anche loro di non portarsi dietro altro che un bastone, un paio di sandali e due tuniche: “né pane, né sacca, né denaro nella cintura”.
Non è un invito alla spericolatezza, ma a credere nel Padre. Se c’è una cosa che oggi, nella nostra opulenta società, abbiamo perso, è l’ottimismo del ‘Dio provvederà’ che ha guidato milioni di individui attraverso le difficoltà della vita.
Oggi non ci crediamo più, restiamo gelosamente attaccati a ciò che abbiamo, terrorizzati dall’idea di perdere tutto, fermamente convinti di dover lottare ogni giorno per conquistare e trattenere ciò che vogliamo, dimentichi che nulla Dio ci farà mancare, di ciò che ci serve.
Infine Gesù dice: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.
Il primo ordine può sembrare poco chiaro, ma in realtà è molto semplice: i discepoli non dovranno tornare sui propri passi. Quando lasceranno una casa o una città, vorrà dire che il loro lavoro lì è finito e altre case e città li aspettano.
Non c’è bisogno di restare dove la Buona Notizia è già stata comunicata, il missionario è viaggiatore delle strade del mondo, e non si guarda mai alle spalle. Neanche quando viene rifiutato.
Non è compito del Cristiano preoccuparsi che il messaggio sia accolto, la responsabilità se ascoltare o meno è di ciascuno di noi. Ma è necessario che si tratti di Parola di Dio, non di prestazioni narcisistiche e autoreferenziali del presunto messaggero. Occorre la corrispondenza della fede negli ascoltatori, ma non può mancare l’intenzione profonda, in chi comunica, di annunciare nient’altro che il messaggio del Signore. Questo avrà sempre la sua efficacia.

Pierantonio e Davide Furfori

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