I campi di battaglia del Medio Oriente

Le minoranze cristiane sono ridotte ai minimi termini: il 2% in Siria, scesa ad un terzo in Iraq

27Cristiani_perseguitati1Il Medio Oriente, oramai da decenni, è una delle aree di massima tensione al mondo, un vero e proprio campo di battaglia dove si misurano le capacità di potenza di attori regionali e mondiali, e l’inazione degli organismi internazionali, su tutti l’Onu.
Milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case per trovare rifugio anche all’estero, in particolare in Libano, Giordania e Turchia. In questi Paesi la minoranza cristiana è ridotta ai minimi termini e ora rischia di scomparire del tutto.
In Siria si fronteggiano gli eserciti tra i più forti del mondo e la guerra è entrata nel suo ottavo anno. Il regime del presidente Bashar al Assad, appoggiato da Russia e Iran, sta riconquistando il Paese. Le vittime sono oltre 500 mila, più di 27 mila i bambini. I cristiani nel Paese oggi sono meno del 2%.
In Iraq la crisi interna si è aggravata con il conflitto siriano e soprattutto con l’avvento dello Stato Islamico (Isis) nel 2014. Circa 120 mila cristiani sono sfollati da Mosul e dalla Piana di Ninive in Kurdistan. Massacri sono stati perpetrati dall’Isis anche ai danni di altre minoranze etniche. La minoranza cristiana è scesa da 1,5 milioni a circa 300 mila. La situazione politica resta incerta anche dopo le elezioni del 12 maggio.
27Cristiani_perseguitati2L’attenzione ad altre crisi ha reso il conflitto tra israeliani e palestinesi piuttosto marginale. Permangono le difficoltà dei cristiani locali, in maggioranza arabo-palestinesi, sempre più propensi ad emigrare all’estero per allontanarsi dalle difficili condizioni di vita imposte dall’Occupazione militare israeliana e dall’insicurezza dovuta alle tensioni tra Hamas e Al Fatah.
Libano e Giordania accogliendo, con la Turchia, il numero più alto di rifugiati siriani e anche iracheni sono quelli che risentono maggiormente delle guerre ai loro confini. La situazione sociale all’interno dei due Paesi è fragile, soprattutto nel Paese dei Cedri che viene da una guerra civile lunga 20 anni. Si assottiglia il numero dei cristiani anche se, rispetto ad altri Paesi della regione sembra tenere.
In Giordania, nelle settimane scorse si sono accese manifestazioni di piazza per protestare contro l’aumento delle tasse e la riduzione delle agevolazioni fiscali.
In Egitto, guidato da al Sisi, la moneta ha perso il 50% del suo valore e gli egiziani hanno visto diminuire il loro potere d’acquisto. Zona nevralgica per la sicurezza del Paese resta la penisola del Sinai dove sono operative cellule terroristiche con attentati compiuti verso forze di sicurezza e civili.
Infine lo Yemen, uno dei più poveri del mondo, dove la guerra vede coinvolte da una parte le potenze sunnite dell’Arabia Saudita e Emirati Arabi e dall’altra l’Iran sciita che sostiene i ribelli Houthi. Una guerra “silenziosa” che sta provocando migliaia di morti e feriti, molti dei quali bambini, e mette a rischio la vita di oltre 8 milioni di yemeniti a causa della malnutrizione. Nello Yemen sono attive 4 parrocchie. Non sono mancati attacchi alle comunità cristiane che hanno causato morti e feriti.

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