Apri la tua mano, Signore Gesù, e sazia ogni vivente

Domenica 29 luglio, XVII del Tempo Ordinario
(2Re 4,42-44;  Ef 4,1-6;  Gv 6,1-15)

30vangeloGesù è seguito da una grande folla, che “vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei”. Giovanni, dopo aver sottolineato che la gente lo segue per le guarigioni che ha compiuto, non avendo ancora ben compreso la portata del suo annuncio, precisa che era vicina la Pasqua. Tempo di passaggio per il popolo ebraico.
Noi sappiamo che, in occasione della Pasqua, Gesù̀ determinerà un ulteriore passaggio, dalla morte alla vita, e rivelerà la durezza del cuore di tutti, smascherando l’idolatria dei suoi contemporanei, e la nostra. La moltiplicazione dei pani e pesci occupa un posto centrale nel quarto Vangelo. Qui inizia un lungo discorso sul pane di vita, che ci aiuta a comprendere e vivere l’Eucarestia domenicale nella comunità cristiana.
“Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”.
Vede tanta gente, attirata dalla sua bontà e dalla sua capacità di liberarli dalle malattie, e ‘prova compassione’. Chiede che siano i suoi a soddisfare le loro necessità. Previene la domanda di cibo della folla, e se ne preoccupa. I discepoli esitano: appare molto difficile, ieri e oggi, creare condizioni di giustizia nel mondo, e ripartire le risorse in modo equo.
Ma Lui non esita: fa sedere tutti, e si fa servo di tutti, e chiede di fare lo stesso a noi. Il miracolo della moltiplicazione è quasi in secondo piano, in evidenza c’è il segno che, nella condivisione, il poco diventa sufficiente per tutti. La comunità che condivide il poco è un segno miracoloso. Ma, per far avvenire questo miracolo, le logiche di potere devono essere scardinate e le relazioni devono basarsi sul servizio e la cura reciproche.
Oggi vediamo che queste logiche stritolano i poveri e fanno crescere la povertà. Questa Parola ci chiama a fare nostro lo stile di Gesù. È sotto gli occhi di tutti che la logica di ‘produrre e consumare’, che ha imperato negli ultimi settant’anni, è una follia, con un costo insostenibile. Il consumismo, con la sua ansia di acquistare tutto, soprattutto il non necessario, ha riempito le nostre case di tante cose inutili. Siamo lontani dalla sensibilità e dalla tenerezza di Gesù.
Oggi il Maestro ci chiama a recuperare sobrietà e condivisione. Davanti al Padre siamo tutti uguali, e tutti dovremmo avere il necessario, per dare il nostro contributo alla crescita del mondo. E ‘quando furono saziati’ c’è anche un attualissimo avvertimento a non sprecare: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Quello che gettiamo nei rifiuti sarebbe sufficiente a sfamare moltissimi fratelli. La nostra vera ricchezza è fare ricchi gli altri. ‘Sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo’. Si sottrae alla tentazione di essere fatto re, perché la sua missione è un’altra. Cercare gloria è una stortura, che non appartiene a chi vuol fare davvero del bene.

Pierantonio e Davide Furfori

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