Dicembre ha doppiato la boa di metà mese trascinandosi stancamente all’insegna di condizioni meteorologiche … da sfinimento!
Un rapido sguardo al registro dei dati dice che la pioggia si è limitata a interessare l’1 e, come breve comparsa, l’11, ma il ristagno dell’aria e l’elevata umidità hanno messo una ipoteca pure sulle giornate trascorse al sereno, in compagnia del sole.
La tramontana è caduta in letargo dopo aver soffiato un po’ dal 2 al 5. Ai tre giorni di prevalente grigiore nel passaggio da prima a seconda decade del mese, ha fatto seguito il cielo sgombro del fine settimana, da venerdì 12 a domenica 14.
La copertura nuvolosa, il 10 e l’11, ha attutito l’escursione termica e recato notti più miti dopo il relativo freddo del 9. Al ritorno delle schiarite, seguìte alle deboli precipitazioni del pomeriggio dell’11, l’assenza di vento e l’ambiente perumido si sono rivelate condizioni più che sufficienti per riempire di nebbia il fondovalle, Pontremoli compresa, nella notte e fino all’alba del 12.
Alle quote più basse, le mattine successive di sabato 13, domenica 14 e lunedì 15, le formazioni nebbiose si sono rinnovate persistendo nelle zone più depresse fin dopo mezzodì. Il pomeriggio del 12, inoltre, la coltre nebbiosa si era ripresentata già prima di sera tra Aulla, Terrarossa e la bassa valle del Taverone.
In quei tre giorni, le condizioni atmosferiche migliori le hanno vissute le località altocollinari e montane, rimaste più all’asciutto, esenti dal freddo umido prodottosi alle basse quote a causa delle inversioni termiche. Dove la nebbia è apparsa solo a radi e fugaci banchi, è stata la brina il fenomeno principe del primo mattino.
Le giornate più corte dell’anno stanno trascorrendo nella maniera descritta, quando invece sarebbe desiderabile una sana, asciutta e rigida ventilazione dai quadranti settentrionali. Negli ultimi anni, le incursioni della tramontana nelle regioni appenniniche e della bora nel golfo di Trieste si sono fatte meno frequenti, ma sarà interessante, a tale riguardo, provare a verificare – statistiche alla mano – quanto si va osservando fin dal 2020-21 e dal 2022 in maniera ancor più eclatante.
“Al vënt”, il vento ‘d’l’Arpa’, così familiare nella stagione invernale, dall’impeto rafficoso, latore del gelido respiro di terre dal clima severo, comprese fra l’est europeo fino alla Siberia, sia nella sua versione ‘chiara’ – perché associato al tempo buono – sia in quella ‘scura’e ‘corta’, tipica del tempo perturbato – perché proveniente dal versante padano come travaso di aria fredda dettato dalle particolari condizioni bariche (differenza di pressione tra Val Padana e Mar Ligure) – ebbene, crediamo che il suo soffio, il suo ululare fra le case e persino la forza con cui a volte è capace di sfogarsi manchino a molti, specie nei paesi in cui è sempre stato più di casa, al piede dei valichi appenninici, in fondo alle gole che ne facilitano la discesa senza freni fino a Pontremoli, a Comano e a Fivizzano.
Non so voi, ma noi speriamo di risentirlo presto scuotere alberi, sibilare alle finestre e purificare l’aria. Intanto, è toccato sorbirsi la prima pioggia martedì 16, se non altro con un accenno di rediviva tramontanella scura.



