La Russia oppressa da un sol uomo al potere

Un validissimo contributo di conoscenza della Russia postsovietica che tanto ci sta inquietando viene dal saggio La Russia di Putin di Mara Morini (Il Mulino, 2020), che insegna Scienza politica all’Università di Genova, è padrona della lingua russa, la fonte principale delle sue ricerche sono studi dei più autorevoli “russologi” internazionali. Con scrupolosa attenzione spiega le istituzioni della nuova Federazione Russa, le elezioni e i partiti. Il 12 dicembre 1993 viene approvata una nuova carta costituzionale: concentra nelle mani del Presidente molti poteri che configurano un regime di “democrazia illiberale”.
C’è stato un tempo di transizione sotto la presidenza di Boris El’cin all’economia di mercato, al pluralismo dei partiti e alle elezioni nel 1993.Dopo le sue dimissioni nel 1999, si afferma il “partito del presidente” Vladimir Putin, l’autocrate che governa col suo apparato amministrativo e ha ridotto il Parlamento subordinato alla sua volontà, viola l’autonomia del potere giudiziario, conduce le campagne elettorali con ricorrenti frodi e strategie di impiego dei mass media unica fonte informativa per i russi, ha messo limiti drastici alla libertà di pensiero e perseguita e anche uccide i giornalisti, invade paesi sovrani, fa la guerra. Il partito di Putin “Rusia unita”ha la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari e quasi tutti i governatori. A buona ragione Aleksej Navalny, famoso oppositore di Putin, lo giudica “partito degli imbroglioni e dei ladri”.
La macchina repressiva funziona in modo osceno e porta la minaccia atroce dell’uso di armi nucleari. Una parte importante del libro riguarda l’economia e società della Russia, erede di un patrimonio storico e culturale e letterario, espressione di valori europei e asiatici, ma che ora sono usati strumentalmente per costruire un’unitaria identità russa e per tenere insieme tante diversità etniche locali, le quali invece vogliono preservare la loro lingua e cultura.
Il contrasto si consolida tra i federalisti, che si riconoscono russi a prescindere dal luogo d’origine e sono accesi nazionalisti, contro i separatisti che vogliono riconoscersi siberiani o kazaki o i tanti altri del mosaico etnico della Federazione Russa. L’identità statale riconosciuta indipendentemente dall’etnia di appartenenza è la base su cui Putin ha costruito il suo consenso e potere. Viene esaltata una “grande Russia” richiamando grandi vittorie del passato zarista e sovietico, c’è di nuovo l’appoggio del patriarcato della chiesa ortodossa considerata “braccio destro dello Stato”. La gloria imperiale del passato, che aveva garantito una convivenza etnica e civica tra russi e non russi, ora spinge Putin a invadere la Crimea, l’Ucraina, pretendendole di identità russa e quindi da riportare alla loro “casa” madre.
Come in altri movimenti detti sovranisti o nazionalisti e patriottici si praticano politiche xenofobe, si rifiuta la multiculturalità, l’accoglienza dei migranti. Ci sono divisioni interne con scontro tra gli occidentalisti, che esaltano lo zar Pietro il Grande che aprì “la finestra sull’Europa” ammirandone la modernità e la civiltà e gli slavisti che criticano la cultura liberale e industrializzata e idealizzano la purezza dei valori del popolo russo. Maura Morini nel libro affronta le gravi difficoltà, le disuguaglianze sociali tra pochi, che si sono impadroniti dei beni comunitari con la corruzione e le clientele, e i poveri di sempre e la media borghesia impoverita col nuovo capitalismo putiniano.

Maria Luisa Simoncelli