
Diversi segnali indicano come, dopo le ripetute reprimende di Donald Trump a Giorgia Meloni, un pezzo rilevante e influente della classe dirigente italiana abbia letto le intemperanze della Casa Bianca come un licenziamento dell’alleata italiana, dando il via ad un progressivo riposizionamento verso la proposta politica dell’eurodeputato Vannacci. Non stupisce che pezzi del potere economico e finanziario italiano, direttamente o attraverso i suoi quotidiani, offra aperture di credito al leader emergente dell’estrema destra italiana: si ripete quel che è già accaduto in altri snodi della storia nazionale.
Più interessante è osservare come l’intero dibattito politico italiano sia ingessato nel mix di demagogia e populismo sapientemente veicolato da Futuro Nazionale senza riuscire (o volere?) rompere lo schema scontato e liso dei populisti di tutto il mondo: un impasto di nostalgia per i tempi andati, terrore del futuro, paure e soluzioni immediate a problemi epocali, rispetto ai quali la risposta delle forze parlamentari è deprimente. La maggioranza, oltre a fare un maldestro bricolage per hobbisti sulla legge elettorale, disvelando nel voto segreto sulle (finte) preferenze quanto pesi al suo interno la corrente di Vannacci, sta predisponendo l’ennesimo decreto sicurezza.

Un tema, quello caro alle destre, su cui è facile legiferare e fare propaganda quanto è difficile misurare a posteriori l’efficacia dei provvedimenti: schema geniale per distrarre rispetto ad altri problemi e per alimentare nuovi allarmismi e nuovi rancori, da soddisfare con nuove leggi, ma che rischia di incepparsi quando a destra un nuovo concorrente ruba la scena mostrandosi ancor più intransigente. L’opposizione, intrappolata nella narrazione di una destra comunque abile sul piano comunicativo, ci mette del suo: insegue la maggioranza sul tema della sicurezza, su cui sarà comunque perdente, e invece di offrire all’elettorato, in particolare agli astensionisti e ai delusi, una visione alternativa, si cimenta a parlarsi addosso.
Premiership, leadership, papi stranieri, federatori, campi larghi e stretti sono i temi e le alchimie che prendono il posto di sanità, scuola, casa, salari, ambiente: i temi della vita quotidiana dei cittadini, su cui il governo Meloni non ha saputo dare soluzioni. E se da 33 anni i partiti della destra italiana si presentano uniti nonostante le enormi divergenze che li caratterizzano, offrendo un’idea concreta di stabilità, nel centrosinistra si pone da 33 anni l’accento su cosa divide i partiti piuttosto che su quello che li unisce. In uno scenario del genere, va da sé che il populismo sarà la cifra caratterizzante della lunga campagna elettorale che ci aspetta. Con buona pace di una politica con la P maiuscola capace di affrontare i reali problemi dell’Italia e dell’Europa.
Davide Tondani



