Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli

Domenica 23 agosto – XXI del Tempo Ordinario
(Is 22,19-23, Rm 11,33-36, Mt 16,13-20)

Nelle ultime domeniche la liturgia ci ha offerto diverse riflessioni sulla natura della fede. Oggi siamo invitati a porre al centro il fondamento stesso del credere: la persona in cui riponiamo la nostra fede. Non basta sapere che cosa gli altri dicono di Cristo, dopo la domanda generale: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?», Gesù interpella direttamente ciascuno dei discepoli: «Voi, chi dite che io sia?». La relazione con Dio ha certamente bisogno della comunità, ma resta prima di tutto personale. Con queste due domande, Cristo richiama ai discepoli due dimensioni essenziali del rapporto con Dio, quella comunitaria e quella personale.
Anzitutto la consapevolezza sull’identità di Gesù, l’unto e Figlio del Dio vivente, non è frutto di sapienza umana, ma è puramente un dono divino. Nessuno può riconoscere Cristo come tale se non gli viene data una grazia particolare. Tuttavia, non basta la consapevolezza sull’identità della persona di Cristo, occorre anche avere con Lui un rapporto. Il primo rapporto, quello comunitario è il luogo dove cresce la fede e la relazione con Dio. Tuttavia c’è anche una seconda relazione non meno importante, quella personale.
In questo passaggio del vangelo solo a Pietro viene rivelata la vera identità di Cristo. Perché a Pietro? Non perché sia diverso dagli altri, è il figlio di Giona, uomo come tutti, ma viene scelto da Dio stesso per essere la pietra sulla quale edificare la Sua Chiesa. Molte volte purtroppo questo dettaglio viene sminuito da coloro che non vogliono riconoscere l’autorità del Papa. Come Pietro egli non è il più intelligente o il più amato da Gesù, ma colui che Dio stesso ha scelto per essere a capo della Sua Chiesa. Proprio a causa del suo ministero riceve la grazia di stato per svolgere il suo dovere.
Pertanto, chi non riconosce l’autorità del Papa, sta negando non solo l’importanza della grazia, ma soprattutto non accetta la decisione di Dio di affidare ad un uomo la direzione della Sua Chiesa. Al successore di Pietro vengono date le stesse prerogative. Egli possiede le chiavi del Regno dei cieli, tutto quello che lega sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto quello che scioglie sulla terra sarà sciolto nei cieli.
Una scelta che a molti sembra assurda, ma non lo è più di quella del Signore stesso di farsi uomo e diventare il compagno di viaggio dell’uomo. Il successore di Pietro è una volontà divina, la sua autorità non è opera umana, pertanto, chiunque decide di obbedire al Papa obbedisce al Signore e chiunque decide di non obbedirgli o perfino di distruggerlo decide di mettersi contro Dio stesso, e sappiamo tutti come potrebbe finire, giacché nessuna delle potenze degli inferi prevarrà sulla Chiesa.
Riconoscere il primato di Pietro è accettare di rimanere nella comunione, nel rapporto comunitario senza il quale qualsiasi devozione o rapporto personale perderebbe ogni valore. Non esiste nessuna devozione autentica che esuli dalla comunione che è la base e la condizione necessaria per qualsiasi autentica spiritualità.