Un amore che sa di servilismo
Foto AFP/SIR

“Stiamo costruendo il futuro: un’Europa più forte in una NATO più forte – un’Alleanza modernizzata. Gli Alleati europei e il Canada, in collaborazione con gli Stati Uniti, si stanno assumendo maggiori responsabilità per la difesa dell’Alleanza. La deterrenza e la difesa della NATO si basano su un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche. Ci impegniamo a mantenere il nostro vantaggio in combattimento”.

Nei giorni scorsi si è svolto il vertice NATO ad Ankara in Turchia. Le parole sopra riportate sono il succo di un documento finale striminzito. L’incontro è stato vissuto con fatica dai 31 membri dell’Alleanza Atlantica, avendo a che fare con l’incognita Trump. Al primo incontro con i giornalisti, il Tycoon ha ripetuto il copione dei giorni scorsi.

Attacco agli europei, in particolare a Roma e a Madrid.  L’Italia «ha fatto molto male», la Spagna è «un caso senza speranza, non voglio avere niente a che fare con loro». Stessa storia sulla Groenlandia che il presidente Usa vorrebbe comprare dalla Danimarca. Bastano poche ore per cambiare umore. Se i partner prima erano cattivi, adesso «ho ricevuto molto amore». Anzi «si tratta di persone molto intelligenti, che hanno tanto bene nel cuore, non il male, ma il bene».

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. (Foto Presidenza del Consiglio dei Ministri)

E i “cattivi” più cattivi (Meloni e Sanchez) degli ultimi giorni? «Al di là dei piccoli screzi ci amiamo». Però non tutti lo amano: i governanti di Teheran sono «pazzi» anche se un cronista del New York Time gli ricorda, «lei tre giorni fa aveva detto che erano intelligenti e saggi». La categoria dell’amore per definire la qualità degli incontri o dei contratti non fa parte della politica o della finanza. La grande paura che gli Stati Uniti abbandonassero il Patto Atlantico è superata, ma si conoscono anche i contratti sul riarmo stipulati.

Il grande “amore” sa tanto di servilismo e ha l’odore del dollaro: quello di una spesa per il riarmo da 195 miliardi di dollari, in gran parte di questo si tratta, che alla prova dei fatti non ha molto senso. “I generali sono sempre indietro di una guerra” è un celebre aforisma, attribuito a Winston Churchill, che descrive la tendenza dei vertici militari ad applicare le tattiche e le dottrine del conflitto precedente a quello che stanno combattendo, con conseguenze spesso disastrose. Lo stiamo vedendo nei conflitti attuali. Russia contro Ucraina, Usa contro Iran. Le armi costose, pericolose e inutili raccontano, come dice l’Arcivescovo di Napoli, Battaglia “un’idea del mondo.

Un mondo in cui abbiamo imparato a misurare la sicurezza contando le armi, senza più domandarci quanta paura occorra seminare per custodirla. Un mondo che chiama equilibrio il terrore reciproco e pace l’intervallo durante il quale nessuno ha ancora sparato”.

Giovanni Barbieri